la coppettatura….i segni rossi sulla spalla di Phelps (Rio2016)

La coppettazione moderna, quella applicata ai giorni nostri è una pratica terapeutica propria della medicina cinese e fa parte delle pratiche terapeutiche esterne (come il massaggio cinese TuiNa, la Moxibustione).

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Una Gara nata sotto una cattiva stella, IM 70.3 Italy…

La voglia di noi triathleti italiani amanti delle gare lunghe con la M rossa puntata di avere una bella gara in casa nostra è oramai una faccenda che si sta facendo seria.

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L’importanza della Core Stabily…

La core stability si riferisce un’allenamento alla regione corporea delimitata dalla parete addominale, il bacino, la zona lombare e il diaframma, midollo muscolo estensore e la sua capacità di stabilizzare il corpo durante il movimento. I principali muscoli coinvolti includono il trasverso, gli obliqui interni ed esterni, il quadrato dei lombi e il diaframma, errector spinae e lombare multifido.

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Italia Bike Coast2Coast 2015

Anche quest’anno abbiamo fatto un’esperienza unica, approfittando di una settimana di ferie a inizio giugno 2015.

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La Locusta: posizione per il mal di schiena

INTERESSANTE E SEMPLICE ESERCIZIO:
Posizione della locusta: un semplice esercizio per migliorare la tua postura e alleviare il tuo mal di schiena.
In un’epoca in cui sedersi per guardare gli schermi (che sia televisione o computer) occupa la maggior parte della nostra vita, non c’è da meravigliarsi che la nostra postura stia peggiorando e con essa anche i relativi dolori alla schiena.
Questa posizione, detta Posizione della Locusta, è meglio conosciuta con il nome Salabhasana da coloro che praticano yoga.
A cosa serve?

Quali sono i benefici di questa posizione?
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Rinforza le strutture muscolari della catena cinetica posteriore, allungando quella anteriore. Apre le spalle e migliora la capacità polmonare. Vengono stimolati gli organi dell’addome, le surrenali e le ovaie. Ha un’azione di depurazione ed equilibrio delle funzioni dell’apparato urogenitale, rinforza glutei e schiena, incrementa la resistenza fisica, psichica e la forza di volontà.
Qui ci sono 3 grandi motivi per cui tutti noi dovremmo preoccuparci della nostra postura, e non solo perché ci viene detto dai dottori o dai terapisti!
Con una postura errata sei più a rischio per mal di schiena, lombalgie, senso di oppressione al petto e cattiva circolazione del sangue.
Correggere la tua postura può notevolmente diminuire il tuo mal di schiena, dolore alle spalle e al collo.
Gli studi hanno dimostrato che una buona postura riduce gli ormoni dello stress, migliora la digestione, la respirazione, la chiarezza mentale e l’immagine complessiva.
Fortunatamente ci sono molti esercizi semplici ed efficaci con i quali possiamo cominciare a correggere e migliorare la nostra postura. Un suggerimento davvero utile è quello di esercitare i muscoli che vengono utilizzati quando si è in piedi in una posizione naturale confortevole. Questo è un esercizio con il quale potrai rafforzare i tuoi muscoli.
Ricordati di essere sempre dolce nei movimenti e fare solo ciò che ti fa sentire a tuo agio secondo le tue personali capacità. Se questa posizione è troppo faticosa all’inizio, prova una versione modificata.
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Fase 1: Sdraiati a pancia in giù con il viso rivolto verso il basso e la fronte appoggiata al pavimento.
Fase 2: Stendi le gambe dritte dietro di te e posizionale ad una distanza tra loro equivalente alla larghezza delle spalle. Distribuisci uniformemente il peso su entrambi i piedi.
Fase 3: Solleva delicatamente la parte anteriore del corpo con la testa rivolta verso l’alto. Esegui questa operazione lentamente e solleva la parte anteriore in alto fino a raggiungere una posizione confortevole, senza provare dolore.
Fase 4: Inspira e alza la testa rivolgendo lo sguardo verso il soffitto. Mentre espiri, sollevare il petto e le braccia. Tieni le braccia lungo il corpo con i palmi rivolti verso il basso. Solleva la spina dorsale superiore e porta le braccia indietro verso i piedi.
Fase 5: Utilizza i muscoli delle cosce per sollevare le gambe verso il soffitto. Il peso dovrebbe poggiare sulle costole inferiori, sul ventre e sul bacino.
Mantieni questa posizione da 10 secondi fino ad un minuto, a seconda della capacità. Ripeti 5-10 volte. Inizia questo esercizio a piccole dosi, aumentando piano piano il tempo e le ripetizioni, il tutto sempre secondo i tuoi tempi e il tuo comfort.
Questo esercizio rafforzerà i tuoi muscoli della schiena, il cuore e le gambe, e contribuirà a migliorare notevolmente la tua postura.

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Il Triathlon per il principiante: IL NUOTO

Triathlon e nuoto. Lo scoglio più grande che preoccupa lo sportivo che vorrebbe avvicinarsi al triathlon è la frazione di nuoto. Siamo un paese circondato dal mare ma il nuoto è ostico e molto spesso indigesto fin da piccoli.

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Un po’ per tradizione italica, poichè le nostre mamme hanno sempre collegato il nuoto con raffreddori e influenze e problemi di ogni tipo, anche se negli ultimi anni i risultati a livello mondiale ed olimpico nel nuoto hanno portato i nostri atleti nuotatori a risultati ottimi, rimane sempre l’impressione che l’italiano è l’umido della piscina non vadano troppo d’accordo.
Mi è capitato spesso di parlare con maratoneti e ciclisti, quindi persone che con la fatica hanno un ottimo rapporto che, quando si inizia a parlare di nuoto, si nascondono dietro la frase tipica; lo so che potrei nuotare anche solo per scaricare la schiena e che fa bene ma poi prendo il raffreddore…è ora di finirla con questi falsi miti.
Un podista va a correre anche con la pioggia, la nebbia o al mattino presto con temperature sotto zero in inverno senza paura ma se deve tuffarsi in una piscina ha paura del raffreddore??
La prima cosa che si deve iniziare a capire e ad affrontare per fare triathlon è che la piscina ed il nuoto non fa ammalare più di una corsa fatta sotto la pioggia o sotto zero in pianura padana in inverno.
Detto ciò, sperando di aver aperto un varco di convinzione ai meno decisi e restii a tuffarsi nelle acuque di una piscina, ritengo opportuno ricordare che il nuoto è una disciplina molto tecnica e va condivisa con un’elemento liquido e poco stabile, dove ci si deve immergere ed avanzare per muoversi e questo non è un problema di poco conto.
La maggior parte dei neofiti si approccia alla fase natatoria con ricordi rudimentali di corsi fatti durante la giovinezza, quando il corpo pesava meno e la piscina era vista molto spesso come refrigerio estivo, quindi si basa su di un modello propriocettivo e sensoriale molto datato che non solo non coincide, ma nemmeno lontanamente si avvicina a quello che poi la disciplina andrà a richiedere in gara come modello prestativo.
Anche nel caso in cui si sia praticato nuoto a livello agonistico l’approccio al nuoto in vasca e quello delle gare di triathlon, che si svolgono principalmente in acque libere e con partenza in gruppo, non è facilmente paragonabile, l’unica esperienza che può servire da riferimento è quella delle gare di nuoto in acque libere, anche se un ex nuotatore avrà sicuramente più facilità a riavvicinarsi all’acqua e a trovare sensazioni a lui congeniali e già vissute.
Esaminando il caso di un neofita del nuoto, che abbia conservato solamente la capacità di base di nuotare, ossia di sentirsi a suo agio in acqua, la prima fase dell’approccio sarà quella di capire la capacità di galleggiamento e di resistenza. Sono due abilità fondamentali propedeutiche ai veri e propri allenamenti. Se nuotate con la testa fuori dall’acqua e/o con le gambe che tendono ad affondare sarà meglio precedere l’inizio del lavoro specifico con uno o più corsi di nuoto per riprendere e migliorare la tecnica, al fine di ottenere un avanzamento sciolto e poco faticoso. Il nuoto, molto più degli altri due sport che compongono il triathlon, è molto tecnico, la capacità di scivolamento, la presa d’acqua, la posizione del corpo, la respirazione….tutto contribuisce alla prestazione finale e, al contrario che nella corsa e nella bici, dove la forza dell’atleta e la sua capacità aerobica possono compensare difetti anche di non poco conto, nel nuoto la tecnica viene sempre prima di tutto il resto.
Se invece la vostra dinamica in acqua risulta buona è possibile iniziare con allenamenti specifici più strutturati e mirati al miglioramento della performance.
Normalmente si inizia sempre con una fare preparatoria o di riscaldamento, dove vengono effettuate tot vasche senza una grossa fatica ma diciamo di preparazione per poi passare al perfezionamento della tecnica con un numero di vasche chiamate di tecnica, nuotata ad un braccio, a braccia alternate, remate, ecc per proseguire con la parte centrale detta di “allenamento”; teniamo sempre presente che stiamo allenando il nuoto per il triathlon quindi dovrà sempre essere tenuto presente quello che accadrà successivamente, la bici e la corsa e le transizioni che in gara seguono la fase di nuoto.
Quindi consiglio sempre di fare una grande attenzione al passo gara, non stiamo allenando un 100 mt in vasca, quindi si lavora tutto sulla rapidità del gesto e la velocità di base, nel triathlon la distanza più corta da allenare sono 750 mt e questo da effettuare spesso in piscina ma anche in acque libere. Quindi avere una buona conoscenza del proprio motore e del proprio passo in una distanza che varia dai 750 mt e che può arrivare ai 3,8 km per gli ironman può aiutare a non esaurire già in prima frazione importanti energie che dobbiamo poi richiamare nelle fasi successive della gara. La fase di nuoto del triathlon è suddivisa in momenti ben precisi, si parte dalla fase iniziale, la partenza in gruppo dove una buona accellerazione e capacità di mantenere un buon ritmo nelle prime fasi di gara può aiutare a togliersi da fastidiosi contatti e può dare la possibilità di utilizzare la migliore traettoria in gara, esistono le fasi del superamento boa, fasi caotiche se prese assieme ad altri concorrenti, la nuotata con testa fuori per orientarsi e vedere gli avversari, una fase tra una boa e l’altra di nuotata al proprio passo gara dove è possibile sfruttare anche la scia di chi ci precede per migliorare anche di non poco il nostro avanzamento visto che chi sta davanti fa il grosso del lavoro, “aprire l’acqua”. Per concludere si arriva le fasi finali di uscita dall’acqua con le accelerazioni finali per arrivare sulla terra ferma in buona posizione. Questi caratteristici episodi di gara vanno preparati bene, soprattutto per chi affronterà gare brevi come olimpici o sprint in acque libere.
Si dovrà anche fare attenzione alle condizioni climatiche, se la gara è in acque libere,  previste nel giorno della gara, specialmente in caso di prove particolarmente impegnative come il triathlon lungo o le distanze Ironman. Queste prove non solo sono lunghe ma si disputano spesso in condizioni insidiose per l’atleta standard abituato all’allenamento in piscina. E’ molto diverso nuotare per due chilometri in piscina in corsia e in mare, con le onde, la corrente, l’acqua salata, il sole e magari 200/300 persone che cercano di scavalcarti, tirandoti più o meno volontariamente pugni e calci, per passare davanti.

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E’ sempre consigliabile, in questi casi, fare una prova se possibile sul campo di gara o in condizioni il più possibile analoghe. Io consiglio sempre di provare il percorso gara, se già posizionato il giorno precedente la gara o di fare una nuotata nel tratto di mare o lago dove verrà sistemato il campo gara il giorno dopo, tanto per prendere confidenza con temperature dell’acqua, correnti, profondità della partenza e dell’uscita, eventuali ostacoli, scogli o altre cose in galleggiamento, ecc. questo può aiutare a capire come affrontare la gara il giorno dopo. Tornando per chiudere al discorso allenamento io consiglio sempre a chi si avvicina a questo fantastico sport di affrontarlo partendo con l’acquisire esperienza partendo sempre dalle gare più brevi come sprint e olimpici, dove la scia in bici e le distanze di gara possono aiutare nella fase preparatoria di allenamento, è logico che i volumi sono più ridotti, per poi in una fase successiva passare, se lo si vuole, alle distanze più lunghe ed impegnative, ma mantenendo sempre un certo numero di gare chiamiamole veloci per mantenere quella “rapidità” di base che aiuta sempre anche nelle gare di lunga distanza. Per gli allenamenti se interessati rimango a vostra disposizione perchè dati questi consigli di base per chi inizia ritengo che sia più utile adattare l’allenamento all’atleta più che realizzare una tabella tipo per tutti. Non esiste una tabella tipo dove tutti ci si ritrovano, o almeno può andare bene nelle prime fasi di approccio, ma poi a secondo delle capacità e della preparazione e dell’individuo possono cambiare molte cose, quindi se interessati ad allenamenti scrivetemi.

Il Triathlon….

“Il triathlon in Italia  sta crescendo perchè è uno sport completo. Ma soprattutto perchè anche da noi ormai inizia ad essere considerato la nuova frontiera del fitness. Si sta facendo strada l’idea che nuotare, pedalare e correre sulle varie distanze non sia più  una fatica riservata solo ad atleti e superatleti ma che sia sia anche lo spazio per chi vuole divertirsi e fare sport per il proprio benessere “. Parola di Simone Diamantini (docente di teoria dell’allenamento presso l’Università degli Studi di Milano, commissario tecnico  della nazionale italiana nella spedizione di Pechino 2008 e ora responsabile tecnico dellaDds di Settimo Milanese)

Quindi ultimamente sta passando di moda il pensiero di alcuni anni fa che definiva il triathlon sport solo per super atleti dotati di chissà quali ultra poteri.

Ora la triplice disciplina è diventata uno sport alla portata di tutti, dai bambini agli adulti, è una disciplina completa che unisce tre attività sportive cicliche, come il nuotare, il pedalare ed il correre che messe insieme costruiscono lo sport del triathlon.

La sua storia, sport molto giovane il triathlon nasce nel 1977, quando il comandante della marina John Collins inventa uno sport basato sulla fusione di tre discipline di tipo aerobico. Pochi mesi dopo viene organizzata alle Hawaii la manifestazione Ironman World Championship, teatro della prima gara di triathlon: vi partecipano solo 14 atleti, ma la nuova disciplina si diffonde immediatamente in tutto il Mondo. Nel 1984 nasce la federazione europea (ETU – European Triathlon Union) e un anno dopo è tutto pronto per l’organizzazione del primo Campionato europeo, che si svolge a Immenstadt, in Germania. Nel 1989, in coincidenza con lo svolgimento dei primi Campionati del Mondo, nasce anche l’ITU (International Triathlon Union). Nel 1998 il nuovo sport ottiene il riconoscimento di disciplina associata direttamente al Coni e nel 2000 debutta alle Olimpiadi di Sydney.

Il triathlon in Italia giunge nel 1984 con la disputa della prima gara ad Ostia (Roma) su distanza olimpica. Nel 1985 nasce l’Associazione Italiana Triathlon e 2 anni dopo il Coni la riconosce ufficialmente, dapprima associandola alla Federazione Italiana Pentathlon Moderno. Nel 1989 la prima assemblea ordinaria elettiva sostituisce il nome AIT con Federazione Italiana Triathlon. La neonata Federazione sarà riconosciuta Federazione Sportiva Nazionale nel 2000.

Uomini e donne. Gli appassionati del triathlon amano definirlo uno sport unico più che una somma di sport: gli atleti che lo praticano devono dimostrare di essere dotati, oltre che di abilità condizionali (forza e resistenza) necessarie per ben riuscire nelle singole discipline, di un’ottima capacità coordinativa nei passaggi da una frazione all’altra. Una competizione di triathlon, inoltre, può vedere impegnati uomini e donne contemporaneamente. L’obiettivo è uguale per tutti: compiere nel minor tempo possibile un percorso stabilito in cui si alternano nuoto, ciclismo e corsa.

Il programma olimpico del triathlon prevede 1,5 km metri a nuoto, 40 km in bicicletta e 10 km di corsa. Le numerose varianti permettono a sportivi meno preparati di cimentarsi in questa disciplina; il sito della Federazione italiana,www.fitri.it, riporta le principali categorie:

Sprint (0,750 km nuoto, 20 km bici, 5 km corsa)

Medio (2,5 km nuoto, 80 km bici, 20 km corsa)

Lungo (4 km nuoto, 120 km bici, 30 km corsa)

Ironman (3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa)

La Federazione specifica che, trattandosi dell’insieme di tre discipline di fondo, esse «presuppongono un diverso impegno dal punto di vista dei distretti muscolari interessati in ogni disciplina; si può quindi dire che il triatleta è un fondista, un atleta dedito allo sport di resistenza, o di fondo che dir si voglia, con uno sviluppo muscolare completo ed armonico, che ne fa uno sportivo completo sotto tutti i punti di vista».

Tre per uno. Gli atleti di triathlon si allenano nelle tre discipline per migliorare la propria capacità di resistenza, ridurre la stanchezza, sviluppare una tecnica adeguata per ciascuna disciplina e, infine, per limitare il tempo che intercorre nel passaggio dall’una all’altra (in genere vengono allenati anche i passaggi in zona cambio cioè, per passare dal nuoto al ciclismo e dal ciclismo alla corsa). Ogni concorrente dispone di un apposito spazio («area di cambio») in cui è raccolto il necessario per affrontare il segmento successivo.

Nuoto. Per la prova di nuoto si indossa un body, ora necessariamente con zip posteriore come da regolamento federale. o nel caso la temperatura dell’acqua sia inferiore ai 20°C  anche una muta adatta per il nuoto; di solito la prova si svolge in mare aperto o in lago e lo stile preferito è il crawl (stile libero), il più veloce.

Ciclismo. Solitamente si corre su strada asfaltata. L’atleta indossa un casco e apposite scarpe a sganciamento rapido. In questa prova è necessario mantenere ritmo elevato ed esere capaci di mantenere la scia, dell’atleta che ci precede, quindi avere capacità di procedere in gruppo ed una buona abilità di guida della bicicletta stessa inoltre saper mantenere una posizione aerodinamica che riduca la resistenza all’aria.

Corsa. L’ultima fase del triathlon, che si ambienta su percorsi con fondo solido, prosciuga le ultime energie dell’atleta; per questo è importante economizzare al massimo i propri movimenti, correndo in posizione eretta, con spalle rilassate e sguardo proiettato in avanti.

Il triathlon a scuola. Praticato su brevi distanze, il triathlon può rappresentare uno sport interessante da proporre in ambito scolastico. Per questo la Federazione Italia Triathlon ha attivato un settore scuola che, «creato per poter stabilire un rapporto più diretto con il mondo scolastico, si occupa di tutte le diverse espressioni del triathlon realizzate nell’ambito della scuola, a tutti i livelli; opera attraverso i propri organi periferici, i comitati regionali, e i rappresentanti locali di settore, tutti docenti, che oltre ad essere tecnici di triathlon, possiedono una conoscenza approfondita dell’istituzione scolastica».

Questi i tratti brevi praticabili anche nei tornei per i più giovani, che riscuotono un successo sempre maggiore in giro per l’Italia:

Tipo di gara Nuoto Ciclismo Corsa
Super Sprint 400 m 10.000 m 2500 m
Triathlon distanza Youth 250 m 8000 m 2000 m
Triathlon Kids – ragazzi 100 m 4000 m 1000 m
Triathlon Kids – esordienti 50 m 2000 m 500 m

Per ulteriori informazioni rimandiamo al sito ufficiale della Federazione Italia Triathlon [www.fitri.it], che ringraziamo per la collaborazione.

Il regolamento tecnico del triathlon è scaricabile a questo indirizzo.

Corsa e Benessere

Ogni tipo di attività fisica fa bene a chi la pratica. Fermo restando le specifiche controindicazioni relative allo stato di salute di ognuno, muoversi, allenarsi. Fare sport aiuta a mantenere in forma corpo e spirito. L’organismo ne riceve benefici dal punto di vista del tono muscolare, del controllo del peso, della circolazione, in pratica di qualsiasi suo apparato; e una regolare attività fisica fa bene anche all’umore, aiuta a scaricare lo stress e a scaricare tensione.
Le possibilità di praticare esercizio fisico sono tantissime, che si scelgano sport in acqua o in palestra, individuali o a squadre, di origine orientale o di tradizione occidentale. Ma il più semplice da fare, perché del tutto libero da imposizioni di orari e strutture, e il meno costoso, perché non necessita né di un’iscrizione in palestra né di attrezzatura particolarmente complessa, è la corsa.

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Correre fa bene: aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri nel sangue, migliora lo stato della circolazione sanguigna e dà una mano anche all’umore. È comunque un’attività fisica, in quanto tale ha delle regole da seguire: utilizzare un abbigliamento adatto, seguire sempre il motto non bisogna esagerare, soprattutto all’inizio, ha bisogno di una progressione un adattamento, una costanza e disciplina e come ogni altro sport, prima è necessario chiedere il parere del medico. A questo punto bastano le scarpe, si ma quali scarpe, non una scarpa qualunque, ma quelle giuste, incappare subito in fastidio muscolare o dolore articolare per aver trascurato questo piccolo particolare qualche accortezza e la voglia di riscoprire la gioia di correre.

Fa bene al cuore…

Gli studi dimostrano che correre fa bene all’apparato circolatorio: migliora l’efficienza cardiaca, combatte l’ipertensione e aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo. A seguito dello sforzo compiuto correndo, infatti, vengono immesse in circolo delle sostanze a funzione vasodilatatrice. L’alterazione del calibro dei vasi arteriosi si mantiene anche una volta esaurita l’attività fisica, e fa sì che il sangue fluisca incontrando meno resistenze. Il risultato è un abbassamento dei valori della pressione arteriosa. Poiché l’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio a livello cardiaco e cardiovascolare, la corsa è quindi un’attività consigliabile anche agli ipertesi. Rispetto agli altri, dovranno però fare più attenzione, evitare sforzi violenti e mantenersi su ritmi blandi, e iniziare a correre sempre e solo dopo aver sentito il parere di un medico.
Ma i benefici per il cuore non arrivano solo dall’alterazione della pressione dei vasi arteriosi: il muscolo cardiaco stesso è influenzato dall’attività della corsa, poiché un esercizio costante nel tempo fa sì che la frequenza cardiaca diminuisca a riposo. Questo determina un generale miglioramento dell’attività cardiaca, che non va a vantaggio solo dell’impegno nello sport, ma si riscontra anche durante lo svolgimento di normali mansioni quotidiane.
Per finire, un altro pericolo per il sistema cardiovascolare è il colesterolo, e anche in questo caso la corsa si rivela un aiuto. In effetti quando si parla di colesterolo si dovrebbe distinguere tra HDL, il cosiddetto colesterolo buono, e LDL, quello “cattivo” perché è il colesterolo che si deposita all’interno dei vasi, ostruendoli, ostacolando la circolazione del sangue, e finendo col causare patologie anche molto gravi. Il colesterolo HDL invece ha un effetto positivo sulla salute dei vasi sanguigni, poiché ha il compito di spazzare via il colesterolo LDL, limitando l’eventualità di disturbi, malattie e alterazioni come ipercolesterolemia e arteriosclerosi. Studi americani hanno analizzato gli effetti di un’attività fisica costante sul colesterolo buono, monitorandone per sei mesi i valori in persone che correvano circa 45 minuti al giorno, cinque giorni alla settimana; hanno così scoperto che con una simile attività di corsa il colesterolo HDL aumenta del 14-15 per cento, mentre diminuiscono i trigliceridi.

Fa bene al peso…

Il grasso in eccesso non è solo un problema estetico, anzi, è soprattutto un attentato alla salute. Condizioni di sovrappeso e obesità favoriscono arteriosclerosi, disturbi cardiaci e circolatori, problemi al fegato. Il grasso in genere si deposita sul corpo secondo due modelli standard: a “pera”, cioè principalmente distribuito su fianchi e cosce, e a “mela”, localizzato prevalentemente sull’addome. Quest’ultimo tipo di grasso in eccesso è il più pericoloso per la salute, ma è anche quello che si elimina più facilmente con l’attività fisica, corsa compresa. Chi corre perde peso molto più facilmente rispetto a chi non svolge attività fisica, e il dimagrimento è dovuto ad un processo chiamato lipolisi. Nel corpo umano il grasso viene immagazzinato in specifiche cellule addette al suo deposito, che si chiamano adipociti. Durante la corsa, negli adipociti viene stimolata la lipolisi: queste cellule in pratica rilasciano il grasso, affinché possa essere bruciato per ottenere energia, che serve ai muscoli per sostenere lo sforzo della corsa. È in questo modo che svolgendo attività fisica il grasso corporeo diminuisce, con un guadagno in termini di salute e bellezza.

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Ma non è solo il grasso in eccesso che viene contrastato dalla corsa: correre aiuta a tenere sotto controllo anche il livello degli zuccheri nel sangue. Una ricerca effettuata su un gruppo di pazienti, alcuni in terapia con insulina, alcuni con altri farmaci ad effetto ipoglicemico, e alcuni con valori di glicemia molto elevati, ha dimostrato che un regime dietetico appropriato associato ad allenamenti a base di camminate e corse, portava a risultati estremamente positivi. Il 39 per cento dei soggetti coinvolti nell’esperimento ha potuto sospendere la terapia, mentre il 71 per cento l’ha potuta modificare alternando periodi con farmaci ad altri senza. L’attività fisica infatti fa sì che i muscoli vadano a prelevare (e quindi bruciare) una maggiore quantità di glucosio dal sangue; fattore questo estremamente importante sia per i diabetici sia in generale per tutti i soggetti con problemi di iperglicemia.

Fa bene alla mente…

Praticare attività fisica, corsa compresa, fa bene, come già detto, all’umore: aiuta a scaricare lo stress e la tensione, a tenere sotto controllo l’ansia, in definitiva a sentirsi meglio. È un fenomeno che si spiega facilmente grazie alle reazioni chimiche che avvengono nell’organismo e che influiscono anche sull’umore. Stress e ansia sono strettamente correlati alle ghiandole surrenali, che sono quelle che producono e immettono in circolazione le catecolamine. Si tratta di ormoni, di cui i più conosciuti sono adrenalina, noradrenalina e dopamina. Questi ormoni vengono rilasciati in condizioni di stress perché si tratta di una normale reazione di difesa dell’organismo: lo stress e l’ansia potrebbero essere associati a un pericolo che il corpo deve fronteggiare al meglio, aumentando ad esempio la frequenza cardiaca. Nel caso dei disturbi d’ansia, però, non c’è nessun pericolo “reale” che il corpo deve affrontare, e l’immissione in circolo delle catecolamine finisce per essere per esempio responsabile dei cosiddetti attacchi di panico, come di altri disturbi. Di contro, la corsa o l’attività fisica in generale stimola nell’ipofisi la produzione di endorfine, neurotrasmettitori con proprietà analgesiche, che causano, a seconda della quantità rilasciata, euforia o sonnolenza: sono in tutto e per tutto sostanze con proprietà analoghe a quelle di oppio e morfina. Esiste, a proposito della sensazione di euforia che può essere causata dalle endorfine, un fenomeno chiamato Runner’s high: si riscontra perlopiù in sportivi professionisti, poiché per verificarsi è necessario uno sforzo prolungato di almeno trenta minuti; è tipico ad esempio dei maratoneti.

Normandia, Bretagna e Isola di Jersey – Bike tour 2014

Il giro vacanza in bici di quest’anno prevedeva tre zone caratteristiche: la Normandia, la Bretagna e l’isola di Jersey, che fa parte delle Isole del Canale nella Manica.
Dopo due giorni passati a Parigi nella bella casa di Levallois del nostro amico Uli, con cui abbiamo fatto un giro panoramico in bici molto divertente vedendo tutti i principali monumenti della capitale in un paio d’ore facendo lo slalom fra i turisti, ci siamo diretti a nord.
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Arrivati  Bayeux, città situata nella regione del Calvados, il primo giorno abbiamo fatto un giro di riscaldamento di 24 km, tanto per sgranchire le gambe, nei pressi della bellissima cittadina normanna, fortunosamente scampata ai bombardamenti alleati della notte del 5 giugno del 1944 che preparavano lo sbarco alle truppe di terra, il D-Day.
Nei mesi seguenti lo sbarco Bayeux divenne anche la capitale della Francia liberata, e tenne questo compito fino alla liberazione di Parigi, nel settembre dello stesso anno. Bayeaux, come dicevo, è ben conservata, offre un bel centro cittadino ed una bella cattedrale gotica, ha anche una serie di musei dedicati al D-Day ed ospita il famoso Arazzo di Bayeaux. Questo arazzo, fatto ricamare nel 1066 è splendidamente conservato: è lungo 70 mt per circa un metro d’altezza e vi sono raffigurate le epiche gesta di Guglielmo il Conquistatore. Abbiamo alloggiato in un Airbnb molto carino, i proprietari due giovani ragazzi molto gentili e simpatici.
Il secondo giorno: Abbiamo fatto un giro ad anello, Bayeux/Bayaux, di 66 km per la visita delle spiagge più famose che hanno visto lo sbarco in Normandia settanta anni fa; Sword Beach, presso Arromanches, dove le truppe britanniche insieme a quelle candesi sbarcarono per dirigersi verso Caen per liberarla; Omaha Beach presso Vierville-Sur-Mer, dove le truppe americane ebbero le perdite maggiori per via di alcuni errori di approdo alla spiaggia e per via del rafforzamento della difesa da parte dei tedeschi coprendo tutti gli 8km di spiaggia con truppe scelte armate di mitragliatrici e mortai, che permisero ai tedeschi di resistere quasi tutto il giorno e provocando numerosi morti agli alleati, (2500 americani restarono sulla spiaggia nelle prime tre ore di sbarco, famoso è il film “Salvate il soldato Ryan” che nella prime scene replica il massacro di marines sulla spiaggia). Nello stessa giornata visita al cimitero americano dei caduti in Francia dallo sbarco alla liberazione nel 1945. Le spiagge, il memoriale hanno il fascino storico di una guerra che ha cambiato l’Europa.
Il giro si svolge completamente su strade di campagna, il traffico di camper ed auto è molto sostenuto ma il rispetto ai ciclisti limita abbastanza il disagio del traffico. Spesso in Francia quelle che vengono segnalate come piste ciclabili non sono separate dal traffico veicolare ma sono solo segnalate a terra come corsia ciclabile. Come già detto i guidatori di auto e altri mezzi sono piuttosto corretti ma ciò non toglie che percorrere lunghi tratti venendo continuamente superati da auto camper e camion non sia proprio divertente.
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Il terzo giorno di pioggia e trasferimento a Granville,n abbiamo visitato, in auto, le spiagge rimanenti, Utah Beach, Juno Beach e Pointe du Hoc il punto dove 250 rangers dei marines attaccarono una scogliera dove era posizionata una batteria di cannoni, tutt’ora rimangono le rovine, il tutto per sabotare e rendere inoffensiva la batteria di obici che potevano sparare verso le spiagge dove avveniva lo sbarco, tutto molto eroico, commemorato da tanto di lapide e monumento: dopo 2 giorni di combattimenti riuscirono a conquistare lo sperone di roccia a picco sul mare, solo al terzo giorno quando arrivò alle spalle dei tedeschi una compagnia di paracadutisti riuscirono a prendere il controllo del luogo. Alla fine dei tre giorni dei 250 rangers solo 90 poterono continuare a combattere. Tutto il terreno della scogliera è ora dello stato americano, dono della Francia per la liberazione. Dormiamo ancora in Airbnb ospiti di un’artista in crisi di identità, molto simpatica ma con alcune cose che non capiamo, casa molto bella ma con aspetti folkloristici che sarebbero da rivedere.
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Il quarto giorno la tappa di 65km da Granville e Mont Saint Michelle, il famoso scoglio con l’abbazia gotica costruita sopra nel decimo secolo e con le importanti maree. Bellissimo percorso tutto in Normandia, si costeggia per molti chilometri il mare con una bella strada costiera, il percorso presenta molti tratti in ciclabile, dopo i primi chilometri in cittadine marittime si arriva alla prima impegnativa salita che porta ad un primo promontorio da dove inizia la visione di Mont Saint Michel, per tutto il percorso rimarrà fino all’arrivo uno spettacolo in avvicinamento sempre alla destra molto bello. L’arrivo e la visita era, almeno da parte mia, pieno di aspettative, la costruzione del ponte per sostituire l’attuale strada, fatta costruire nel 1700, che blocca le maree facendo insabbiare la baia, sta creando un po’ di caos nella gestione turistica in arrivo, anche qui un po’ di ritardi nella fine dei lavori, non capita solo in Italia. Arrivati allo scoglio dopo una bella camminata di 30’ si entra nelle mura del convento, all’interno la calca di persone nelle strette stradine e l’abbuffata commerciale modello Disneyland mi ha fatto subito ricredere del fascino che gli avevo sempre attribuito.  Sempre molto bella ma meno affascinante di quanto mi aspettavo, cioè, più bella vista da lontano che da vicino…oppure bisognerebbe scegliere di dormire sul Monte ma in agosto non è facile trovare posto se non si prenota per tempo e a costi molto alti. Abbiamo dormito in un grazioso B&B gestito da due anziani inglesi di Liverpool che da dieci anni si sono trasferiti in Francia, gran belle chiacchiere ed un Calvados di 25 anni da spaccare le gambe a chiunque….
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Quinto giorno, “il giorno dell’apocalisse”, la Normandia viene raggiunta da un Uragano dal nome “Bertha” quindi aspettiamo di partire che spiova e cali il forte vento che si era alzato fin dalla notte. Da  percorrere avevamo i 42 km previsti per raggiungere Saint Malo. Verso le 11 si apre e sembra che il vento stia calando, salutiamo gli inglesi e partiamo. Non passano neanche 5km ed il tempo peggiora di nuovo e ci troviamo all’improvviso in aperta campagna lungo stradine senza segnaletica in mezzo alla tormenta di acqua e vento da Paura. Il caos e la voglia di toglierci dall’impiccio ci fa sbagliare strada ed arriviamo a percorrere 12 km in più in mezzo a quel caos….per fortuna dopo un paio d’ore, almeno la pioggia smette e rimaniamo in compagnia di un vento contrario a 40 nodi, lo impareremo dai giornali il giorno dopo, (70km/h praticamente bora, infatti per molti tratti non si andava avanti e le raffiche ci facevano sbilanciare molto pericolosamente). Anche a Saint Malo alloggiamo in Airbnb da una ragazza artista molto gentile in un condominio dove per portare in casa le bici abbiamo dovuto portarle a mano fino al terzo piano…. Il consiglio era di non lasciarle in cortile.
Sesto giorno: Saint Malo e trasferimento con nave sull’isola di Jersey, in tutto 36km turistici al sole. Saint Malo è una bellissima città bretone arroccata su uno scoglio, la città medioevale, con una storia di corsari e guerre contro gli inglesi durata 4 secoli. Essendo un’avanposto sulla Manica sono passate tutte le guerre quindi ha ancora tra le mura della città e tutti i palazzi all’interno un fascino particolare. Anche questa città è coinvolta nel flusso delle maree, variano a secondo del periodo dell’anno dai 10 ai 14 metri ogni sei ora circa, da vedere assolutamente. In serata ci imbarchiamo e andiamo verso l’Inghilterra cioè verso l’Isola di Jersey. Sbarchiamo sull’isola e percorriamo i 14km che ci separano dall’alloggio, una villa bellissima, anche qui trovata tramite Airbnb, dove passeremo due eccezionali notti.
Settimo giorno siamo andati alla scoperta della parte occidentale dell’isola, che è poco più piccola dell’isola d’Elba, 42 km su e giù per la Costa dell’isola. L’isola di Jersey a causa della sua posizione strategica ha passato nella storia di tutto, dal predominio francese/normanno, al periodo inglese. Dopo la rivoluzione francese passa definitivamente sotto l’Inghilterra che ne fa un protettorato. Durante la seconda guerra mondiale e precisamente durante la battaglia che Hitler aveva iniziato nella primavera del 1940 di bombardamento sull’inghilterra, Churchill disse agli isolani che non li avrebbero protetti per via del problemi che avevano su Londra e che chi voleva essere protetto dove lasciare l’isola per raggiungere l’Inghilterra. Il primo luglio 1940 i tedeschil si impadronirono dell’isola facendola diventare un avanposto con tanto di bunker e ospedale militare sotterraneo e aeroporto, ancora funzionante che collega l’isola con il mondo. Ultima curiosità, fu l’ultimo lembo di terra europeo ad essere liberato dalle forze tedesche…Berlino fu occupata il 3maggio 1945, lo stesso giorno si dichiarò finita la guerra, Jersey fu liberata il 5 maggio 1945. Ora gode di un governo locale e di una propria moneta ed è all’apparenza un’ isola felice dove, accanto alle tradizionali attività agricole che ne hanno fatto da secoli l’orto inglese per il clima mite, si sono insediate diverse attività finanziarie che la rendono un paradiso fiscale.
L’isola è molto bella, sarà perché il tempo è sempre stato buono ed il sole ci ha riscaldato…
Ottavo giorno giro nella capitale di Jersey, Sant Helier e la parte est, per poi reimbarcarci per Carteret purtroppo non più su un ferry ma su una barca solo passeggeri tipo aliscafo da cui scenderemo tutti con la nausea. Scesi dalla barca mi accorgo di avere una ruota forata e nella fretta ed essendo tardi foro anche quella di scorta, quindi utilizzo la bomboletta, rimane gonfia e si riparte alle nove di sera per fare gli ultimi 7km chilometri verso l’albergo con una ruota sgonfia. Tot km 35.
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Nono giorno, l’epilogo, si ritorna prendere l’auto a Granville, con il dubbio della mia ruota, se avrebbe resistito, il tempo se sarebbe stato bello e tanti km da fare, 72. Partiamo ed il sole ed il vento a favore ci aiutano per un paio di ore, poi… il tempo cambia e ci troviamo all’improvviso di nuovo sotto la pioggia.  Dopo aver fatto la strada litoranea decidiamo di spostarci sulla ciclabile che però scopriremo ci allungherà il percorso di parecchi chilometri oltre a non essere asfaltata ma fatta tutta in brecciolino rosso, quindi, dopo tre ore sotto la pioggia nel brecciolino rosso, ci ritroviamo tutti rossi bagnati e lontani dalla meta. A questo punto si prende la decisione, gli ultimi 30km fino alla macchina li faccio da solo senza bagagli ed è la decisione più saggia, il percorso fino alla macchina è un susseguirsi di saliscendi e di strade dritte sotto la pioggia ed il vento che avrebbero fatto soffrire tutti e due…cosí dopo nove giorni e 480km concludiamo questa bellissima esperienza che ci ha visti lottare contro il vento e la pioggia ma che ci ha fatto scoprire posti meravigliosi e persone molto carine e cortesi.

Road to Paris….before the Travel in Normandia e Bretagna…

Oggi inizia l’avventura…Marco&Valeria siamo partiti alla volta di Parigi, prima tappa in Francia che ci vedrà poi affrontare da Martedì il viaggio ciclistico in Normandia e Bretagna….La prima parte del viaggio prevede il passaggio da Parigi per salutare un nostro caro amico di couchsurfing tedesco che vive a Paris da sedici anni…il mitico “Polyglot”. Ci sono un paio di appunti da fare per il viaggio….partiti da Albenga per affrontare gli 900 km circa che ci distanziavano dalla meta, siamo passati dalla Val di Susa, bellissima vallata che andrebbe tutelata di più invece di devastare con cantieri TAV, ma questo ë una polemica che lasciò perdere subito, passati dal Frejeus….ed il costo per passare in questo benedetto tunnel é assurdo!! €48 circa….incredible!…In Francia, logicamente il gasolio e benzina costano meno che in Italia….neanche da chiederselo, ed il traffico ë regolare, non caotico e tutti rispettano i limiti….non l’avrei mai detto, sto dicendo un cosa banale? Non direi visto che il viaggio in questo modo, circa 11 ore ë stato molto piacevole nonostante abbiamo trovate tutti i climi. Un viaggio in Francia dal Frejeus con direzione Parigi lo consiglio vivamente, si passa dalle Alpi, Alta Savoia, per arrivare in zone come il Delfinato, Bourgogne, terra di vini e vigneti molto bella, l’Isere, lIle de France, cioë dall’alta ,montagna alle pianure del centro della Francia….piena di castelli e zone rurali molto belle….Oggi, visto che il giro, come ho detto nella presentazione ê nella prima parte una commemorazione allo sbarco in Normandia, dicevo, oggi è caduto il centenario dello scoppio della prima guerra Mondiale il conflitto tra Francia e Germania per la precisazione….quindi scelta della data di partenza non poteva che essere piú giusta…il viaggio delle commemorazioni prevede anche questo….a domani, prevedo un bel giro per Parigi in bici, seguiranno foto da parigini……

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Anche quest’anno le vacanze le passeremo in bicicletta on the road, il 5 agosto ci trasferiremo in Normandia e precisamente a Caen per poi affrontare i circa 450 km del tour normanno/bretone. L’idea mi è nata in occasione del  70° anniversario, caduto quest’anno, dello sbarco in Normandia o D-Day avvenuto il 6 giugno del 1944. Mi sembrava una cosa molto interessante e piena di valori storici dell’Europa, ripercorrere per qualche giorno i luoghi che videro migliaia di giovani morire per un’ideale di libertà e fratellanza contro un nemico comune, che in quel periodo era per tutti la Germania Nazista di Hitler. Ora dopo settant’anni le cose sono da un verso migliorate e da un verso, non peggiorate, ma difficili e complicate, vedi la situazione economica e politica attuale….appunto per questo a volte rileggendo la storia e riflettendo su quello che ci insegna, possiamo imparare ancora molte cose…nei giorni successivi dopo la visita dei vari musei dedicati allo sbarco e logicamente alle spiagge che videro i combattimenti, (Omaha Beach, Utah Beach, Gold Beach, Juno Beach e Sword Beach), imgresci sposteremo verso Saint Lo per puntare le biciclette verso la Bretagna famosa  per le sue spiagge ed i suoi luoghi caratteristici come le scogliere, Mont S. Michelle e St. Malo, ecc….da qui si farà un tratto in nave per arrivare a far visita l’isola di St Helier, l’isola più grande delle isole Jersey, territorio inglese e della birra, giusto il tempo per un reintegro di luppolo inglese poi….il proseguimento, ma lo imparerete seguendoci sul blog. Per ora buone ferie a tutti e speriamo inizi l’estate….
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La Spalla…

La spalla è un’articolazione costituita da tre ossa (clavicola, scapola e omero) e da tutta una serie di muscoli e tendini che le uniscono. Di seguito una breve descrizione delle tre ossa che costituiscono questa fondamentale articolazione.
Clavicola – La clavicola è un osso sottile e lungo che collega lo sterno con la scapola. La sua forma ricorda la lettera S. La clavicola è costituita da un corpo centrale e da due estremità; l’estremità mediale (anche sternale) è più vicina allo sterno, quella laterale (ancheacromiale) si articola con l’acromion ed è più vicina alla scapola. La funzione principale della clavicola è quella di fornire la comunicazione della spalla con il tronco; ha inoltre funzioni di protezione nei confronti dei vasi ematici sottostanti, dei polmoni e del plesso brachiale.
Scapola – La scapola (anche omoplata) è un osso piatto la cui forma ricorda un triangolo. Ha due facce (una anteriore, detta anche costale,  e una posteriore, detta anche dorsale), tre margini (mediale, laterale e superiore) e tre angoli (mediale, inferiore e laterale).

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