Archivi categoria: MASSAGGIO

Cervilcalgia….il classico dolore al collo, consigli e rimedi

I problemi al collo, comunemente chiamate cervicalgie, (il classico dolore nel tratto cervicale della colonna che si trova tra l’articolazione occipitale C1 che mette in articolazione l’atlante e l’epistrofeo e l’la prima vertebra toracica T1/D1 sotto l’evidente processo spinoso posizionato appena sopra i due angoli mediali delle scapole tra le spalle alla base del collo, questo tratto è chiamato anche lordosi cervicale), questi dolori sono molto comuni in medicina generale ed in fisioterapia. Sfatiamo subito il mito della cervicale come nome di una patologia, la cervicale è un tratto della colonna formato da 7 vertebre da C1 a C7, non è il nome di una patologia. 

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Fasciste Plantare: come difendersi se insorge, alcuni consigli

La fascite plantare, rappresenta quasi il 10% di tutte le patologie che provocano dolore al piede e più in particolare nella zona del tallone, è un’infiammazione della fascia plantare, detta anche aponeurosi plantare, ovvero il cordone fibroso che decorre in avanti dalla zona mediale del calcagno fino alla radice delle dita del piede, . La fascia plantare, composta da tre parti – esterna, interna e media –, ha un ruolo essenziale nella trasmissione delle forze del tricipite surale alle dita e la sua visco-elasticità permette di restituire per dimensione elastica una grande quantità di energia ad ogni passo, falcata o ad ogni salto, agisce con l’effetto molla, si distende e si accorcia ad ogni passo del piede restituendo energia da questa sua contrazione e rilassamento continuo. Si può manifestare a livello del calcagno, e viene in questo caso denominata fascite plantare prossimale, oppure a livello del mediopiede, in questo secondo caso viene denominata fascite plantare distale.

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Come funziona la Tecarterapia

Il nome di questa terapia è l’acronimo di Trasferimento Energetico CApacitivo Resistivo.
Nata nel 1997 in Spagna, la Tecar Terapia® sta occupando un ruolo sempre più importante nella fisioterapia strumentale, ed oramai è usatissima in tutti gli studi fisioterapici.

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La Spalla perchè fa male?

Stiamo assistendo negli ultimi tempi ad un aumento di spalle “che fanno male”, anteriormente, mentre si dorme, nell’eseguire alcuni movimenti…perchè accade questo? Certamente sono aumentati certi lavori usuranti, certe posture da scrivania, certi atteggiamenti e sono aumentati gli sportivi ultra quarantenni che si dilettano senza un previo rinforzo muscolare adeguato in sport come il tennis, la pallavolo, il nuoto, ecc….quindi, cosa fare, come comportarsi se arriva il dolore?

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La Borsite Trocanterica fastidiosa patologia che…se conosciuta.

La borsite trocanterica è una patologia infiammatoria di frequente riscontro nello sportivo e nell’adulto. Con questo termine ci si riferisce ad una sindrome dolorosa della regione prossimale laterale della coscia che frequentemente viene confusa con una patologia ad origine dalla colonna lombare o ad una Coxartrosi.

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Suggerimenti per il post Operatorio ricostruzione chirurgica LCA

Vorrei, con questo articolo, mostrare alcuni esercizi di recupero nel post operatorio da ricostruzione chirurgica LCA (legamento crociato anteriore), dopo ovviamente una rottura avvenuta per effetto traumatico sportivo o lavorativo o accidentale. Resta sotto inteso che è una sorta di suggerimento, che nel post operatorio bisogna sempre avere come riferimento un proprio medico ortopedico che ha svolto tutte le visite preliminari pre operazione ed eventualmente l’operazione ed avere anche un fisioterapista di fiducia almeno che segua la rieducazione nelle settimane e mesi successive successivi all’operazione, qui sono raccolti solo alcuni esercizi che il paziente può svolgere in autonomia nel periodo di convalescenza.

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la coppettatura….i segni rossi sulla spalla di Phelps (Rio2016)

La coppettazione moderna, quella applicata ai giorni nostri è una pratica terapeutica propria della medicina cinese e fa parte delle pratiche terapeutiche esterne (come il massaggio cinese TuiNa, la Moxibustione).

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La Spalla…

La spalla è un’articolazione costituita da tre ossa (clavicola, scapola e omero) e da tutta una serie di muscoli e tendini che le uniscono. Di seguito una breve descrizione delle tre ossa che costituiscono questa fondamentale articolazione.
Clavicola – La clavicola è un osso sottile e lungo che collega lo sterno con la scapola. La sua forma ricorda la lettera S. La clavicola è costituita da un corpo centrale e da due estremità; l’estremità mediale (anche sternale) è più vicina allo sterno, quella laterale (ancheacromiale) si articola con l’acromion ed è più vicina alla scapola. La funzione principale della clavicola è quella di fornire la comunicazione della spalla con il tronco; ha inoltre funzioni di protezione nei confronti dei vasi ematici sottostanti, dei polmoni e del plesso brachiale.
Scapola – La scapola (anche omoplata) è un osso piatto la cui forma ricorda un triangolo. Ha due facce (una anteriore, detta anche costale,  e una posteriore, detta anche dorsale), tre margini (mediale, laterale e superiore) e tre angoli (mediale, inferiore e laterale).

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La Pubalgia…

PUBALGIA: “dolore nella zona pubica adduttoria”, sindrome dolorosa poco caratterizzata clinicamente, dovuta a infiammazione dei muscoli adduttori della coscia in corrispondenza della loro inserzione alla sinfisi pubblica. E’ frequente nei calciatori, la pubalgia vera può essere determinata anche da allenamenti inapropriati, o carenti in qualcosa ( esempio: stretching ), o eccessivi ( esempio : sovraccarichi di lavoro ). A volte tale fastidio può comparire nella prima fase del riscaldamento, poi man mano che la muscolatura è ben riscaldata e pronta per svolgere l’allenamento, il dolore si attenua, ma nella maggior parte dei casi persiste e non permette di proseguire con l’allenamento. Leggi il resto di questa voce

Riabilitazione post operatoria LCA….

La lesione dei legamenti del ginocchio è un trauma piuttosto frequente nello sportivo in generale, soprattutto in chi pratica sport nei quali vi sono importanti sollecitazioni di questa parte del corpo.
Chi pratica calcio oppure lo sci, basket, rugby può andare soggetto a tali lesioni· che, in alcuni casi , possono essere risolti esclusivamente tramite un intervento chirurgico.
L’intervento negli ultimi anni è stato notevolmente migliorato e viene praticato con una minima invasività e con una breve permanenza nella struttura ospedaliera, la riabilitazione diventa la fase importante  del percorso riabilitativo  la cui durata è influenzata in maniera significativa dal protocollo fisioterapico adottato.
Il protocollo riabilitativo deve essere strutturato e costituito da uno schema “non” rigidamente standardizzato: il percorso della  rieducazione dell’arto, pur attenendosi alle linee guida individuate dalla comunità scientifica, deve essere adattato ai singoli casi in base alle esigenze specifiche ed alle caratteristiche del paziente.

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Una buona fase pre-operatoria in preparazione all’intervento, caratterizzata dal mantenimento o dal ripristino del movimento muscolare e di lunghezze muscolari adeguate, risulta essere molto importante al fine di evitare rallentamenti nel corso della messa in atto del programma riabilitativo, quindi è importante una fase pre-operatoria attiva.

Il percorso di riabilitazione post operatorio:

1°-2° settimana (7°/14° giorno):

L’obiettivo primario in questa fase è il recupero del movimento dell’articolazione attivo (volontario) e passivo (provocato dal fisioterapista), ponendo particolare attenzione  alla estensione ed al mantenimento del trofismo (capacità di movimento) muscolare, in questo periodo è necessario forzare il piegamento, :

Esercizi:

  • Contrazione isometrica quadricipite (nei primi giorni si possono concedere 5° – 10° di flessione);
  • Flessione di anca a ginocchio esteso (sollevare il tallone di circa 20 cm);
  • Flesso – estensione attiva con elastico della caviglia;
  • Flessione attiva – attiva/assistita di ginocchio (0° – 90°) con tallone che scivola sul lettino (Pz. supino) per paziente con prelievo del tendine dal t.rotuleo. (Da evitare se il prelievo del  tendine è avvenuto dai Mm. Semitendinoso e Gracile);
  • Tavoletta propriocettiva in posizione seduta;
  • Rieducazione alla deambulazione con bastoni canadesi in 3 tempi;
  • elettrostimolazione

Allungamenti: 

  • Muscoli Ischio-Crurali
  • Muscolo Tricipite Surale
  • Muscolo Quadricipite
  • Muscolo Ileo-Psoas
  • Muscoli Glutei (Grande – Medio – Piccolo)

Controllo della funzionalità dell’arto:

  • Mobilizzazione passiva – attiva/assistita con raggiungimento graduale dei 90° nel corso della 1° settimana
  • Mobilizzazione rotula (fig.2)
  • Kinetech (se in possesso del centro) 0° – 20° al primo giorno post-operatorio fino a 0° – 60° al termine della seconda settimana
  • Ginocchiera bloccata (a discrezione del medico chirurgo)

Controllo versamento e dolore: 

Si tratta di accorgimenti che possono essere utilizzati lungo tutto il decorso post-operatorio e, in particolare, al termine delle sedute riabilitative o di un allenamento

  • Arto in posizione antideclive
  • Crioterapia
  • Linfodrenaggio
  • Ankle pumps
  • Farmaci antinfiammatori

Carico:

  • Progressivo seconda le indicazioni del chirurgo e la tolleranza del paziente, norlmalmente in queste due settimane è sempre assente il carico o 10%.

3° – 4° settimana (21°/28° giorno):
Rispetto alla prima settimana post-operatoria tra il 20° ed il 30° giorno dall’operazione vi è l’aggiunta di alcuni esercizi svolti attivamente dal paziente e dall’incremento progressivo della flessibilità dell’articolazione.

Molto importante la somministrazione precoce di esercizi propriocettivi (miglioramento della percezione dell’arto)  finalizzati a migliorare la postura, la consapevolezza del proprio arto (sia nella statica che nella fase dinamica del passo), ed il conseguente senso di maggior sicurezza del paziente.
Al termine della 3° settimana, salvo complicazioni, viene abbandonato l’utilizzo del kinetech e tolto alla quarta settimana l’utilizzo del tutore:

Esercizi:

  • Estensione di ginocchio in posizione seduta per una flessione di 90° – 45°;
  • E’ possibile provare dopo a terza settimana la flessione di entrambe le ginocchia (Mini-squat) in piedi con appoggio su due bastoni canadesi partendo progressivamente da pochi gradi arrivando fino a 30°;
  • Rinforzo Mm. Adduttori (Paziente supino con ginocchia flesse effettua contrazioni isometriche stringendo tra le ginocchia uno spessore);
  • Salire lentamente su un gradino alto da 2 a 4 pollici;
  • Rinforzo Mm. Abduttori (Paziente supino apre le ginocchia flesse venendo ostacolato dal terapista o da un elastico che avvolge le cosce a livello distale);
  • Tavoletta propriocettiva in piedi;
  • Traiettorie con l’arto operato in posizione seduta / in piedi;
  • Flessione attiva di ginocchio ad anca estesa, in piedi;
  • Estensione di anca a ginocchio esteso, in piedi;
  • Esercizi di equilibrio con spostamento del carico lateralmente e avanti/dietro, in piedi;
  • Cyclette fuori carico a sellino alto; la pedalata è lenta spingendo sul pedale con la punta del piede;
  • Continuare gli esercizi della prima settimana.

Allungamenti:

  • Seguendo il programma della 1° settimana verrà fatta particolare attenzione per il Muscolo Quadricipite che oltre ad essere spesso accorciato, soprattutto nel caso di prelievo  del tendine rotuleo, può essere sfruttato per guadagnare gradi di flessione del ginocchio.

Controllo della funzionalità dell’arto:

  • Mobilizzazione passiva – attiva/assistita con raggiungimento graduale di 125° al termine della 3° settimana
  • Verificare la mobilità del Perone
  • Kinetech 0° – 90°/100°
  • Pompage articolare anca e caviglia

Carico:

  • Progressivo seconda le indicazioni del chirurgo.
  • Rieducazione alla deambulazione con bastoni canadesi in 2 tempi (solitamente l’utilizzo delle canadesi non và oltre le 2 settimane).
  • Test di carico (utilizzare due bilance al fine di valutare come il peso venga distribuito nei 2 arti).

5° – 6° settimana (35°/42° giorno)
Questa fase del piano riabilitativo è di particolare importanza sia per gli aspetti articolari che muscolari; l’angolo di movimento che l’articolazione può anche raggiungere alla 5° settimana è di circa 100°/110° .

La stabilità dell’impianto dovrebbe permettere un graduale aumento di carico.

La somministrazione di esercizi propriocettivi (migliorare la consapevolezza del proprio arto) è molto importante dato che il carico è completo e si ricerca una postura ed un’andatura normale.

Il lavoro aerobico, svolto in gran parte attraverso l’utilizzo di cyclette, permetterà un aumento delle performance sulla durata. Anche in questo caso aggiungeremo ulteriori esercizi:

Esercizi:

  • Flessione di anca a ginocchio esteso utilizzando un peso di 2 kg da applicare distalmente alla coscia;
  • Flessione di entrambe le ginocchia (Mini-squat) gradualmente fino a 45°, in piedi e con un eventuale appoggio;
  • Leg-press (90° – 45°)
  • Estensione di ginocchio in posizione seduta con angolazioni dell’arto di 90° – 30°:
  • Sollevamenti sulle punte dei piedi, inizialmente poggiando le mani x stabilizzarsi, in seguito cercando di staccarle dalla superficie in questione mantenendo l’equilibrio. L’esercizio può essere proposto anche sul solo arto operato:
  • Affondi anteriori:
  • Tube walking:
  • tubewalk_300x300Esercizi di equilibrio sulla sola gamba operata
  • Esercizi in acqua (in piedi con acqua fino al torace)
  • Flessione – estensione, adduzione – abduzione di anca a ginocchio esteso
  • Flessione di ginocchio ad anca estesa
  • Simulare deambulazione (water walking)
  • Cyclette fuori carico a sellino alto; la velocità della pedalata viene incrementata gradualmente e avviene spingendo sul pedale con la punta del piede

 

 

 

Controllo articolarità:

  • Mobilizzazione passiva – attiva/assistita con raggiungimento graduale di un angolo di 135°:
  • Allungamenti.

Carico:

  • Completo, con una deambulazione normale:
  • Controllo / correzione dello schema del passo.

6° – 12° settimana (42°/84° giorno):
Dalla 6° settimana possiamo iniziare ad applicare una leggera resistenza, incrementando al tempo stesso il numero delle ripetizioni.

Molto importante sarà il dosaggio di esercizi aerobici / anaerobici, selezionati seconda l’attività specifica che dovrà svolgere il paziente.

Il lavoro sulla propriocezione (consapevolezza del proprio arto), in parte già proposto precedentemente, permetterà di aumentare l’efficacia della terapia. La gran parte degli esercizi proposti saranno selezionati tra quelli descritti precedentemente seconda il caso in questione, con l’aggiunta di quelli di seguito riportati.

Esercizi:

  • Flessione di entrambe le ginocchia (squat) gradualmente fino a 45°, in piedi e con un eventuale appoggio
  • Estensione di ginocchio in posizione seduta con angolazione dell’arto da 90° a 0° (senza pesi!)
  • Partendo dall’esercizio precedente, possiamo chiedere la contemporanea flessione di anca per potenziare il Muscolo Retto Femorale in bi-articolarità:
  • Sollevamenti sulla punta del piede della gamba operata, inizialmente con appoggio e poi senza:
  • Step / Salire le scale (attenzione alla discesa che sarebbe preferibile con appoggio!):
  • Leg press (90° – 20°):
  • Rinforzo eccentrico del quadricipite.

:Esercizi in acqua:

  • Iniziare il programma di nuoto (dorso, stile libero, NO rana!)
  • Cyclette a sellino alto con leggera resistenza per almeno 10 minuti, spingendo sul pedale con la punta del piede
  • Tapis Roulant, deambulazione lenta
  • Esercizi atti a migliorare la propriocezione (esercizi di equilibrio e deambulazione, eventualmente da proporre ad occhi chiusi, tavoletta propriocettiva in piedi sull’arto operato)

Controllo articolarità:

  • Mobilizzazione passiva (utile al fine di valutare la funzionalità del ginocchio operato e confrontarlo con il ginocchio sano) – attiva/assistita sfruttando l’intero angolo di articolazione raggiunto

Allungamenti:

  • Si continua con il programma precedentemente descritto.

Carico:

  • Come detto, continuiamo con la progressione di carico.

13° settimana dopo l’intervento (91° giorno);

Dal 3° mese la rieducazione verrà orientata in modo specifico all’attività praticata, ponendosi come obiettivo il ritorno al precedente livello di efficienza fisica. Fondamentale è la valutazione di alcuni fattori necessari per l’avvio di questa fase:

  • Valutazione dell’assorbimento di stress articolare:
  • Test isocinetico del muscolo:
  • Valutazione manuale della stabilità articolare:
  • Valutazione funzionale dell’arto operato:

Esercizi:

  • Se l’arto operato è stabile e ha raggiunto  lo 80 – 85% della forza dell’arto sano , può essere proposta una corsa su superficie morbida e non sconnessa (pista, terra, erba) adattando la durata alle capacità del paziente:
  • Flessione di entrambe le ginocchia (squat) gradualmente fino a 90°, in piedi:
  • Leg press (90° – 0°), anche utilizzando il solo arto operato:
  • Affondi sul solo arto operato:
  • Esercizi in acqua (come descritto in precedenza):
  • Cyclette con resistenza:
  • Tapis Roulant (anche in salita):
  • Esercizi propriocettivi:

Quando il soggetto è in grado di correre per 4 – 5 km senza disturbi, possono essere proposti esercizi che vadano ad agire sull’agilità:

  • Corsa sul posto a ginocchia alte:
  • Corsa in cerchio:
  • Percorso di slalom:
  • Corsa laterale:
  • Partenze sprint con lente decelerazioni:
  • Corsa con cambi di direzione progressivamente più marcati (anche a comando):

Conseguite buone capacità di controllo nelle precedenti attività, la riabilitazione si completa con esercizi eseguiti con un piede od entrambi i piedi di salto e di pliometria:

  • Saltelli dapprima sul posto, poi avanti/indietro/di lato;
  • Salto della corda (a discrezione del fisioterapista);
  • Scale in salita;
  • Brevi sprint intervallati da saltelli;
  • Esercizi tecnici specifici dello sport praticato.

Allungamenti:

Continuiamo con il programma precedentemente descritto.

Carico:

  • Il carico, al traguardo del 6° mese circa, deve permettere al paziente il ritorno al attività precedentemente svolta

Bandelletta Ileo Tibiale, nemico del runner…neofita?

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale è anche detta “il ginocchio del corridore”.Si tratta infatti di un processo infiammatorio della zona laterale del ginocchio (il tratto ileo-tibiale della fascia lata) che colpisce prevalentemente i runner, i fondisti, i ciclisti e gli sportivi in genere non ne sono del tutto esclusi. Anatomicamente prende origine dalla la fascia lata, questa la possiamo descrivere come una fascia che lateralmente alla coscia, partendo dal tratto mediale dell’ance zona testa del femore arriva lateralmente al ginocchio e riveste i muscoli lateralmente della coscia stessa ed il tratto ileo-tibiale è quello che passa lateralmente al condilo esterno del femore e si inserisce sul perone . Proprio a causa della sua conformazione anatomica, durante la corsa la bandelletta subisce una serie di microtraumi che possono provocare l’insorgenza della sindrome della bandelletta ileo-tibiale o del ginocchio del corridore.
LE CAUSE: la sindrome della bandelletta ileo-tibiale è spesso una sindrome da sovraccarico le cui cause possono essere fatte risalire ad un concorso di fattori predisponenti o di tipo sportivo.
images-1I fattori congeniti predisponenti sono spesso di natura anatomica come il varismo del ginocchio, il varismo della tibia, la prominenza del epicondilo femorale laterale, una dismetria degli arti inferiori ed il piede tendente alla pronazione, le situazioni condizionali di tipo sportivo unite ai sopracitati fattori congeniti predisponenti possono causare ripetuti microtraumi provocando molto spesso il processo infiammatorio. Le cause esterne che possono causare tale sindrome possono essere, soprattutto nel runner, a corsa su piani inclinati, cambi di direzione imporovvisi, chilometraggio eccessivo senza la necessaria gradualità di carico, un brusco aumento di carico e di volumi di allenamento; il tipico caso è quello del runner neofita che nella foga di migliorare velocemente o raggiungere obiettivi importanti nel breve periodo brucia le tappe per esempio dalle passando dalle corse iniziali di  7/8km alla mezza maratona o dai 10000mt alla maratona in un tempo molto breve. Altri fattori che possano portare alla sindrome ci sono anche la scelta di percorsi che presentano un’alternanza eccessiva di salite e discese, gli allenamenti per la forza esplosiva particolarmente intensi, un’altro fattore di rischio molto spesso non considerato è il sovrappeso. Un parere molto personale ma ritengo anche che la corsa su terreni molto sconnessi possa provocarne l’insorgenza in quanto “l’appoggio” del piede peggiora e quindi la fase di controllo, per mantenere una stabilità efficiente ricade molto spesso in un extra lavoro a carico del ginocchio e dell’anca guarda a caso le zone di inserzione e origine della fascia lata. Per ultima tipologia di corsa che può indurre alla patologia possimo inserire anche la corsa collinare, questo tipologia di corsa utilissima come attività allenante però aumenta la flessione del ginocchio (soprattutto in discesa).
itbsLa sintomatologia insorge in maniera molto subdola e generalmente all’improvviso: all’inizio si manifesta in maniera sorda in modo continuo ma non acuto, come si manifesta poi sembra attenuarsi con il passare dei km, ma che aumenta di nuovo fino a condizionare la dinamica della corsa al termine della seduta. Il dolore si presenta logicamente nella zona laterale del ginocchio e si esacerba con la digitopressione a ginocchio flesso sul condilo laterale del femore. Con il passare dei giorni, se il quadro non migliora, il dolore induce a ridurre i km e la velocità della corsa. Eventuali indagini strumentali  non servono tanto alla diagnosi, volendo, possono però servire per escludere eventuali altre patologie collegate che hanno manifestazioni cliniche simili come tendinite distale del bicipite femorale, una tendinite poplitea, una lesione del menisco laterale, una cisti sinoviale, la gonartrosi laterale, o gli esiti di una ricostruzione crociato anteriore. COme indagine si può effettuare una radiografia o meglio un’ecografia

IL TRATTAMENTO: Il primo trattamento che può dare sollievo è la crioterapia: applicare la borsa del ghiaccio localmente per 10-15 min. subito dopo la corsa ma anche durante la giornata. logicamente se il dolore è molto acuto è necessario un riposo dalla corsa di 10-20 giorni. (Nel caso in cui il problema non si risolva, normalmente lo specialista ortopedico consiglierà dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e dei miorilassanti oltre alla sospensione della corsa.) Naturalmente concordo con l’ortopedico, ma dal punto di vista fisioterapico ritengo molto utile rilassare e detendere la fascia lata con esercizi di stretching e con della massoterapia.

Consiglio inoltre delle sedute di laserterapia locale per ridurre l’infiammazione, preferendo non sospendere completamente l’allenamento ma cercando però di eliminare le cause scatenanti sopra citate (corsa in discesa, ritmi veloci, eccessiva pronazione …. ecc.).Consiglierei inoltre di eseguire oltre allo stretching del tensore della fascia lata anche quello a carico dei muscoli ischio-crurali,adduttori e quadricipite e cioè rispettivamente dei muscoli posteriori, interni e anteriore della coscia.

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Molto utile può essere anche il rinforzo dei muscoli piccolo e medio gluteo oltre al tensore della fascia lata. Da notare che sostituire temporaneamente la corsa con sport alternativi come la bici può essere controproducente perché aumentano di numero le sollecitazioni sul ginocchio addirittura a gradi maggiori di flessione, molto meglio il nuoto.

Fonti:
Dromas Liscate;
Fisiologia Articolare “arto inferiore” I.A.Kapandji ed. Monduzzi 2007.

Cos’è la terapia in Diatermia e come funziona!

COS’E’ LA DIATERMIA

La Diatermia è una forma di terapia fisica-strumentale che riattiva i normali processi fisiologici del metabolismo tissutale, trasferendo energia biocompatibile senza proiezione di energia radiante dall’esterno. Tale meccanismo appare sicuramente innovativo e rivoluzionario, poiché per la prima volta è stato applicato al campo biologico il principio fisico del condensatore, ottenendo una tecnologia che trasferisce energia biocompatibile e permette di sollecitare i tessuti agendo dall’interno, perciò senza inutili dissipazioni di energia.

MECCANISMO D’AZIONE DEL TRATTAMENTO CON DIATERMIA

L’efficacia del trattamento con diatermia nasce dalla integrazione di due fattori fondamentali: la tecnica manuale dell’operatore e la tecnologia che la valorizza. La manualità diventa più profonda e fortemente stimolante grazie alla intensa riattivazione provocata nel distretto microcircolatorio linfatico e sanguigno. L’uso dell’apparecchio Diatermia garantisce una progressiva diminuzione della sintomatologia dolorosa riducendo i tempi di guarigione relativi alle patologie trattate.

DIMINUZIONE DEL DOLORE:

La progressiva diminuzione del dolore è un effetto percepito dal paziente sin dalla prima seduta; questo processo, attuato attraverso lo scioglimento dei blocchi e delle rigidità a carico delle strutture mio-fasciali, facilita e rende più efficaci le contemporanee e successive fasi riabilitative.

RIDUZIONE DEI TEMPI DI GUARIGIONE:

L’attenuazione del dolore permette di esercitare attraverso il manipolo, dello strumento, un massaggio più profondo, ottenendo risultati più ampi e rapidi e allo stesso tempo più stabili. Inoltre la continua stimolazione energetica creata dalla diatermia , porta ad una riduzione ulteriore dei tempi di applicazione della terapia stessa.

INDICAZIONI GENERALI SULL’UTILIZZO E SULLE MODALITA’ APPLICATIVE

L’uso della diatermia è di facile applicazione ed i livelli energetici del trattamento diatermico possono essere modulati in funzione delle necessità e della risposta del paziente. L’incremento omogeneo, in profondità, della temperatura generato dall’elettrodo è privo di effetti collaterali e soprattutto non provoca surriscaldamenti della cute. La terapia può quindi essere ripetuta anche più volte nell’arco della stessa giornata, a tutto vantaggio dei tempi di recupero. Le strutture ed i tessuti vengono trattati attraverso un corredo completo di elettrodi di diverse dimensioni consentendo di applicare la terapia in profondità ed efficacemente su una qualsiasi articolazione del corpo umano quale può essere: il ginocchio, l’anca, la caviglia, la colonna vertebrale, la spalla, il braccio e la mano. Leggi il resto di questa voce