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Alimentazione

Fasciste Plantare: come difendersi se insorge, alcuni consigli

La fascite plantare, rappresenta quasi il 10% di tutte le patologie che provocano dolore al piede e più in particolare nella zona del tallone, è un’infiammazione della fascia plantare, detta anche aponeurosi plantare, ovvero il cordone fibroso che decorre in avanti dalla zona mediale del calcagno fino alla radice delle dita del piede, . La fascia plantare, composta da tre parti – esterna, interna e media –, ha un ruolo essenziale nella trasmissione delle forze del tricipite surale alle dita e la sua visco-elasticità permette di restituire per dimensione elastica una grande quantità di energia ad ogni passo, falcata o ad ogni salto, agisce con l’effetto molla, si distende e si accorcia ad ogni passo del piede restituendo energia da questa sua contrazione e rilassamento continuo. Si può manifestare a livello del calcagno, e viene in questo caso denominata fascite plantare prossimale, oppure a livello del mediopiede, in questo secondo caso viene denominata fascite plantare distale.

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Il Triathlon….

“Il triathlon in Italia  sta crescendo perchè è uno sport completo. Ma soprattutto perchè anche da noi ormai inizia ad essere considerato la nuova frontiera del fitness. Si sta facendo strada l’idea che nuotare, pedalare e correre sulle varie distanze non sia più  una fatica riservata solo ad atleti e superatleti ma che sia sia anche lo spazio per chi vuole divertirsi e fare sport per il proprio benessere “. Parola di Simone Diamantini (docente di teoria dell’allenamento presso l’Università degli Studi di Milano, commissario tecnico  della nazionale italiana nella spedizione di Pechino 2008 e ora responsabile tecnico dellaDds di Settimo Milanese)

Quindi ultimamente sta passando di moda il pensiero di alcuni anni fa che definiva il triathlon sport solo per super atleti dotati di chissà quali ultra poteri.

Ora la triplice disciplina è diventata uno sport alla portata di tutti, dai bambini agli adulti, è una disciplina completa che unisce tre attività sportive cicliche, come il nuotare, il pedalare ed il correre che messe insieme costruiscono lo sport del triathlon.

La sua storia, sport molto giovane il triathlon nasce nel 1977, quando il comandante della marina John Collins inventa uno sport basato sulla fusione di tre discipline di tipo aerobico. Pochi mesi dopo viene organizzata alle Hawaii la manifestazione Ironman World Championship, teatro della prima gara di triathlon: vi partecipano solo 14 atleti, ma la nuova disciplina si diffonde immediatamente in tutto il Mondo. Nel 1984 nasce la federazione europea (ETU – European Triathlon Union) e un anno dopo è tutto pronto per l’organizzazione del primo Campionato europeo, che si svolge a Immenstadt, in Germania. Nel 1989, in coincidenza con lo svolgimento dei primi Campionati del Mondo, nasce anche l’ITU (International Triathlon Union). Nel 1998 il nuovo sport ottiene il riconoscimento di disciplina associata direttamente al Coni e nel 2000 debutta alle Olimpiadi di Sydney.

Il triathlon in Italia giunge nel 1984 con la disputa della prima gara ad Ostia (Roma) su distanza olimpica. Nel 1985 nasce l’Associazione Italiana Triathlon e 2 anni dopo il Coni la riconosce ufficialmente, dapprima associandola alla Federazione Italiana Pentathlon Moderno. Nel 1989 la prima assemblea ordinaria elettiva sostituisce il nome AIT con Federazione Italiana Triathlon. La neonata Federazione sarà riconosciuta Federazione Sportiva Nazionale nel 2000.

Uomini e donne. Gli appassionati del triathlon amano definirlo uno sport unico più che una somma di sport: gli atleti che lo praticano devono dimostrare di essere dotati, oltre che di abilità condizionali (forza e resistenza) necessarie per ben riuscire nelle singole discipline, di un’ottima capacità coordinativa nei passaggi da una frazione all’altra. Una competizione di triathlon, inoltre, può vedere impegnati uomini e donne contemporaneamente. L’obiettivo è uguale per tutti: compiere nel minor tempo possibile un percorso stabilito in cui si alternano nuoto, ciclismo e corsa.

Il programma olimpico del triathlon prevede 1,5 km metri a nuoto, 40 km in bicicletta e 10 km di corsa. Le numerose varianti permettono a sportivi meno preparati di cimentarsi in questa disciplina; il sito della Federazione italiana,www.fitri.it, riporta le principali categorie:

Sprint (0,750 km nuoto, 20 km bici, 5 km corsa)

Medio (2,5 km nuoto, 80 km bici, 20 km corsa)

Lungo (4 km nuoto, 120 km bici, 30 km corsa)

Ironman (3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa)

La Federazione specifica che, trattandosi dell’insieme di tre discipline di fondo, esse «presuppongono un diverso impegno dal punto di vista dei distretti muscolari interessati in ogni disciplina; si può quindi dire che il triatleta è un fondista, un atleta dedito allo sport di resistenza, o di fondo che dir si voglia, con uno sviluppo muscolare completo ed armonico, che ne fa uno sportivo completo sotto tutti i punti di vista».

Tre per uno. Gli atleti di triathlon si allenano nelle tre discipline per migliorare la propria capacità di resistenza, ridurre la stanchezza, sviluppare una tecnica adeguata per ciascuna disciplina e, infine, per limitare il tempo che intercorre nel passaggio dall’una all’altra (in genere vengono allenati anche i passaggi in zona cambio cioè, per passare dal nuoto al ciclismo e dal ciclismo alla corsa). Ogni concorrente dispone di un apposito spazio («area di cambio») in cui è raccolto il necessario per affrontare il segmento successivo.

Nuoto. Per la prova di nuoto si indossa un body, ora necessariamente con zip posteriore come da regolamento federale. o nel caso la temperatura dell’acqua sia inferiore ai 20°C  anche una muta adatta per il nuoto; di solito la prova si svolge in mare aperto o in lago e lo stile preferito è il crawl (stile libero), il più veloce.

Ciclismo. Solitamente si corre su strada asfaltata. L’atleta indossa un casco e apposite scarpe a sganciamento rapido. In questa prova è necessario mantenere ritmo elevato ed esere capaci di mantenere la scia, dell’atleta che ci precede, quindi avere capacità di procedere in gruppo ed una buona abilità di guida della bicicletta stessa inoltre saper mantenere una posizione aerodinamica che riduca la resistenza all’aria.

Corsa. L’ultima fase del triathlon, che si ambienta su percorsi con fondo solido, prosciuga le ultime energie dell’atleta; per questo è importante economizzare al massimo i propri movimenti, correndo in posizione eretta, con spalle rilassate e sguardo proiettato in avanti.

Il triathlon a scuola. Praticato su brevi distanze, il triathlon può rappresentare uno sport interessante da proporre in ambito scolastico. Per questo la Federazione Italia Triathlon ha attivato un settore scuola che, «creato per poter stabilire un rapporto più diretto con il mondo scolastico, si occupa di tutte le diverse espressioni del triathlon realizzate nell’ambito della scuola, a tutti i livelli; opera attraverso i propri organi periferici, i comitati regionali, e i rappresentanti locali di settore, tutti docenti, che oltre ad essere tecnici di triathlon, possiedono una conoscenza approfondita dell’istituzione scolastica».

Questi i tratti brevi praticabili anche nei tornei per i più giovani, che riscuotono un successo sempre maggiore in giro per l’Italia:

Tipo di gara Nuoto Ciclismo Corsa
Super Sprint 400 m 10.000 m 2500 m
Triathlon distanza Youth 250 m 8000 m 2000 m
Triathlon Kids – ragazzi 100 m 4000 m 1000 m
Triathlon Kids – esordienti 50 m 2000 m 500 m

Per ulteriori informazioni rimandiamo al sito ufficiale della Federazione Italia Triathlon [www.fitri.it], che ringraziamo per la collaborazione.

Il regolamento tecnico del triathlon è scaricabile a questo indirizzo.

Corsa e Benessere

Ogni tipo di attività fisica fa bene a chi la pratica. Fermo restando le specifiche controindicazioni relative allo stato di salute di ognuno, muoversi, allenarsi. Fare sport aiuta a mantenere in forma corpo e spirito. L’organismo ne riceve benefici dal punto di vista del tono muscolare, del controllo del peso, della circolazione, in pratica di qualsiasi suo apparato; e una regolare attività fisica fa bene anche all’umore, aiuta a scaricare lo stress e a scaricare tensione.
Le possibilità di praticare esercizio fisico sono tantissime, che si scelgano sport in acqua o in palestra, individuali o a squadre, di origine orientale o di tradizione occidentale. Ma il più semplice da fare, perché del tutto libero da imposizioni di orari e strutture, e il meno costoso, perché non necessita né di un’iscrizione in palestra né di attrezzatura particolarmente complessa, è la corsa.

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Correre fa bene: aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri nel sangue, migliora lo stato della circolazione sanguigna e dà una mano anche all’umore. È comunque un’attività fisica, in quanto tale ha delle regole da seguire: utilizzare un abbigliamento adatto, seguire sempre il motto non bisogna esagerare, soprattutto all’inizio, ha bisogno di una progressione un adattamento, una costanza e disciplina e come ogni altro sport, prima è necessario chiedere il parere del medico. A questo punto bastano le scarpe, si ma quali scarpe, non una scarpa qualunque, ma quelle giuste, incappare subito in fastidio muscolare o dolore articolare per aver trascurato questo piccolo particolare qualche accortezza e la voglia di riscoprire la gioia di correre.

Fa bene al cuore…

Gli studi dimostrano che correre fa bene all’apparato circolatorio: migliora l’efficienza cardiaca, combatte l’ipertensione e aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo. A seguito dello sforzo compiuto correndo, infatti, vengono immesse in circolo delle sostanze a funzione vasodilatatrice. L’alterazione del calibro dei vasi arteriosi si mantiene anche una volta esaurita l’attività fisica, e fa sì che il sangue fluisca incontrando meno resistenze. Il risultato è un abbassamento dei valori della pressione arteriosa. Poiché l’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio a livello cardiaco e cardiovascolare, la corsa è quindi un’attività consigliabile anche agli ipertesi. Rispetto agli altri, dovranno però fare più attenzione, evitare sforzi violenti e mantenersi su ritmi blandi, e iniziare a correre sempre e solo dopo aver sentito il parere di un medico.
Ma i benefici per il cuore non arrivano solo dall’alterazione della pressione dei vasi arteriosi: il muscolo cardiaco stesso è influenzato dall’attività della corsa, poiché un esercizio costante nel tempo fa sì che la frequenza cardiaca diminuisca a riposo. Questo determina un generale miglioramento dell’attività cardiaca, che non va a vantaggio solo dell’impegno nello sport, ma si riscontra anche durante lo svolgimento di normali mansioni quotidiane.
Per finire, un altro pericolo per il sistema cardiovascolare è il colesterolo, e anche in questo caso la corsa si rivela un aiuto. In effetti quando si parla di colesterolo si dovrebbe distinguere tra HDL, il cosiddetto colesterolo buono, e LDL, quello “cattivo” perché è il colesterolo che si deposita all’interno dei vasi, ostruendoli, ostacolando la circolazione del sangue, e finendo col causare patologie anche molto gravi. Il colesterolo HDL invece ha un effetto positivo sulla salute dei vasi sanguigni, poiché ha il compito di spazzare via il colesterolo LDL, limitando l’eventualità di disturbi, malattie e alterazioni come ipercolesterolemia e arteriosclerosi. Studi americani hanno analizzato gli effetti di un’attività fisica costante sul colesterolo buono, monitorandone per sei mesi i valori in persone che correvano circa 45 minuti al giorno, cinque giorni alla settimana; hanno così scoperto che con una simile attività di corsa il colesterolo HDL aumenta del 14-15 per cento, mentre diminuiscono i trigliceridi.

Fa bene al peso…

Il grasso in eccesso non è solo un problema estetico, anzi, è soprattutto un attentato alla salute. Condizioni di sovrappeso e obesità favoriscono arteriosclerosi, disturbi cardiaci e circolatori, problemi al fegato. Il grasso in genere si deposita sul corpo secondo due modelli standard: a “pera”, cioè principalmente distribuito su fianchi e cosce, e a “mela”, localizzato prevalentemente sull’addome. Quest’ultimo tipo di grasso in eccesso è il più pericoloso per la salute, ma è anche quello che si elimina più facilmente con l’attività fisica, corsa compresa. Chi corre perde peso molto più facilmente rispetto a chi non svolge attività fisica, e il dimagrimento è dovuto ad un processo chiamato lipolisi. Nel corpo umano il grasso viene immagazzinato in specifiche cellule addette al suo deposito, che si chiamano adipociti. Durante la corsa, negli adipociti viene stimolata la lipolisi: queste cellule in pratica rilasciano il grasso, affinché possa essere bruciato per ottenere energia, che serve ai muscoli per sostenere lo sforzo della corsa. È in questo modo che svolgendo attività fisica il grasso corporeo diminuisce, con un guadagno in termini di salute e bellezza.

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Ma non è solo il grasso in eccesso che viene contrastato dalla corsa: correre aiuta a tenere sotto controllo anche il livello degli zuccheri nel sangue. Una ricerca effettuata su un gruppo di pazienti, alcuni in terapia con insulina, alcuni con altri farmaci ad effetto ipoglicemico, e alcuni con valori di glicemia molto elevati, ha dimostrato che un regime dietetico appropriato associato ad allenamenti a base di camminate e corse, portava a risultati estremamente positivi. Il 39 per cento dei soggetti coinvolti nell’esperimento ha potuto sospendere la terapia, mentre il 71 per cento l’ha potuta modificare alternando periodi con farmaci ad altri senza. L’attività fisica infatti fa sì che i muscoli vadano a prelevare (e quindi bruciare) una maggiore quantità di glucosio dal sangue; fattore questo estremamente importante sia per i diabetici sia in generale per tutti i soggetti con problemi di iperglicemia.

Fa bene alla mente…

Praticare attività fisica, corsa compresa, fa bene, come già detto, all’umore: aiuta a scaricare lo stress e la tensione, a tenere sotto controllo l’ansia, in definitiva a sentirsi meglio. È un fenomeno che si spiega facilmente grazie alle reazioni chimiche che avvengono nell’organismo e che influiscono anche sull’umore. Stress e ansia sono strettamente correlati alle ghiandole surrenali, che sono quelle che producono e immettono in circolazione le catecolamine. Si tratta di ormoni, di cui i più conosciuti sono adrenalina, noradrenalina e dopamina. Questi ormoni vengono rilasciati in condizioni di stress perché si tratta di una normale reazione di difesa dell’organismo: lo stress e l’ansia potrebbero essere associati a un pericolo che il corpo deve fronteggiare al meglio, aumentando ad esempio la frequenza cardiaca. Nel caso dei disturbi d’ansia, però, non c’è nessun pericolo “reale” che il corpo deve affrontare, e l’immissione in circolo delle catecolamine finisce per essere per esempio responsabile dei cosiddetti attacchi di panico, come di altri disturbi. Di contro, la corsa o l’attività fisica in generale stimola nell’ipofisi la produzione di endorfine, neurotrasmettitori con proprietà analgesiche, che causano, a seconda della quantità rilasciata, euforia o sonnolenza: sono in tutto e per tutto sostanze con proprietà analoghe a quelle di oppio e morfina. Esiste, a proposito della sensazione di euforia che può essere causata dalle endorfine, un fenomeno chiamato Runner’s high: si riscontra perlopiù in sportivi professionisti, poiché per verificarsi è necessario uno sforzo prolungato di almeno trenta minuti; è tipico ad esempio dei maratoneti.

La Provocazione…nicotina e corsa…..una dipendenza comunque!

Lo sport aerobico dopo i quarant’anni crea dipendenza come lo può creare il fumo…???

Sono consapevole di dire, nelle prossime righe, una cosa molto forte e molto criticabile, ma la battuta di un’amico mi ha dato l’occasione di rifletterci sù…”Marco, ma crea più dipendenza la nicotina o la corsa??” Questa interessante battuta si presta ad una riflessione.

Pensateci bene: fumare può condurre ad una dipendenza, le sostanze chimiche che sono in quel cilinderetto bianco con filtro, provocano una forte stimolazione a livello dell’ipotalamo, ormonale e riesce a dare uno stato di soddisfazione e godimento, lo sa e capisce solo chi ha fumato una bella bionda, questa riesce a provocare: calma e soddisfazione, aumenta l’attenzione e la concentrazione per l’accelerazione di molti stimoli nervosi che si verificano nell’organismo ad ogni tiro…lo si capisce quando con i primi “tiri” aumenta il battito cardiaco, la sudorazione e si ha una strana sensazione cognitiva…a volte migliora anche la digestione. Leggi il resto di questa voce

Bacche Goji: proprietà ed usi

Le Bacche di Goji contengono più Beta-caratone delle carote, più ferro dei spinaci e più proteine dei cereali. Leggi il resto di questa voce