La sacroileite; cos’è e come capirla

La sacroileite è un disturbo di tipo di infiammatorio localizzato nella bassa schiena e sacro e che interessa l’articolazione sacro-iliaca.

In questo breve articolo cercherò di illustrare con una panoramica generale cos’è, come si presenta, quali sono i sintomi e cosa fare in autonomia e no per risolvere la sacroileite.

Anatomia

Prima di iniziare a parlare della sacroileite e del suo relativo trattamento, è necessario dare un minimo di cenni di anatomia e della fisiologia articolare dell’articolazione sacro-iliaca.

Sappiamo che questo tipo di infiammazione è localizzata nell’articolazione Sacro-iliaca, cioè quell’articolazione che si viene a creare tra il sacro e osso iliaco.

L’articolazione sacroiliaca o articolazione sacropelvica è l’articolazione che si forma tra l’osso sacro e l’osso iliaco, creando la pelvi. Essa è costituita dall’articolazione che si instaura tra la faccetta auricolare sacrale dell’osso iliaco e la faccetta auricolare iliaca dell’osso sacro e dai relativi legamenti intrinseci ed estriseci.

Quest’articolazione è formata dalla superficie auricolare del sacro i cui contorni sono sovrapponibili a quelli della faccetta auricolare dell’ileo.

La funzione principale di questa zona è proprio quella di trasmettere il peso della colonna vertebrale verso la pelvi e verso gli arti inferiori. Le articolazioni sacro iliache scaricano al terreno il peso del corpo e trasmettono il movimento di deambulazione.

Logicamente non è solamente un meccanismo unidirezionale ma anche proveniente dal basso con gli arti inferiori verso l’alto, soprattutto quando il corpo lavora in catena cinetica chiusa. Durante la pubertà e la fanciullezza, quest’articolazione è principalmente formata da un’articolazione sinoviale, per poi modificarsi durante gli anni.

legamento sacro-iliaco

Per comprendere inoltre i meccanismi che portano ad una sacroileite è bene menzionare quali sono i legamenti stabilizzanti dell’articolazione che, nel caso in cui ci siano una serie ripetuta di irritazioni e di stress, possono andare verso una calcificazione e indurre un’infiammazione dell’articolazione con una sensazione di bacino storto: i legamenti che sono stabilizzano l’articolazione sacroiliaca sono i legamenti sacroiliaci, l’ileolombare, l’interosso, il sacrotuberoso e sacrospinoso.

Legamenti intrinseci

La capsula articolare dell’articolazione sacroiliaca è rinforza da tre legamenti intrinseci:
• Legamento sacroiliaco anteriore, che origina dalla superficie anteriore dell’osso sacro e si inserisce nella parte mediale della fossa iliaca.
• Legamento sacroiliaco posteriore, che origina dalla cresta sacrale laterale e si inserisce sul margine posteriore dell’osso iliaco nello spazio compreso tra le spine iliache posteriori.
• Legamento sacroiliaco interosseo, che si tende tra la tuberosità sacrale dell’osso sacro e la tuberosità iliaco dell’osso iliaco.

Legamenti estrinseci

L’articolazione possiede inoltre tre legamenti estrinseci:
• Legamento ileolombare, che si tende tra l’apice del processo costiforme della quinta vertebra lombare e la spina iliaca posteriore superiore. Offre inserzione al muscolo quadrato dei lombi.
• Legamento sacrospinoso, che origina dal margine laterale dell’ala del sacro e dall’abbozzo del processo trasverso del coccige e si inserisce alla spina ischiatica. Esso contribuisce a trasformare la grande incisura ischiatica in grande foro ischiatico.
• Legamento sacrotuberoso, che origina dal margine posteriore dell’osso iliaco, nella porzione compresa tra le spine iliache posteriori, e dal margine laterale dell’ala del sacro per inserirsi alla tuberosità ischiatica. Esso contribuisce, assieme al legamento sacrospinoso, a trasformare la piccola incisura ischiatica in piccolo foro ischiatico.
Il legamento sacrotuberoso ed il legamento sacrospinoso costituiscono nel complesso il legamento sacroischiatico

Anatomia e Fisiologia

Come detto in precedenza, il bacino, considerato nel suo insieme, trasmette le forze tra il rachide e gli arti inferiori. Il peso corporeo che grava sulla quinta vertebra lombare, si distribuisce agli arti inferiori attraverso le ali del sacro, le articolazioni sacroiliache e i cotili.

A questo livello giunge la resistenza del suolo al peso del corpo, trasmessa dalla diafisi ed epifisi prossimale del femore; una parte di questa forza si trasmette alla sinfisi pubica attraverso la branca orizzontale del pube (Kapandji, 1970). L’insieme di queste linee di forza, condotte attraverso un complesso sistema trabecolare, forma un anello completo (Fig.).

Il sacro, per la sua conformazione, può essere considerato come un cuneo che s’incastra tra le due ali iliache sul piano frontale e sul piano trasversale. Si tratta di un sistema auto-bloccante: maggiore è la risultante delle forze discendenti tanto più il sacro è bloccato tra le ali iliache (Snijders et al., 1993, 1997; Vleeming et al., 1990, 1997). La stabilità del sacro è inoltre garantita dalla presenza dei legamenti sacroiliaci anteriori e posteriori e dei legamenti a distanza. Ulteriori meccanismi di stabilizzazione sono rappresentati dalla stabilità articolare basata sugli attriti a livello delle auricole (form closure) e dalla forza addizionale di chiusura sotto carico dinamico basata sulle strutture miofasciali (force closure) (Fig.).

Form Closure e Force Closure:

La stabilità dell’articolazione è garantita dalla “form closure” e dalla “force closure”. Form closure: stabilità di una articolazione basata sugli attriti tra le due superfici. Nella SI essa dipende dalla presenza di numerose creste e depressioni, dall’attrito tra i differenti tipi di superfici articolari, dal loro orientamento spaziale, e dai legamenti intrinseci. E’ maggiore quando il sacro è in nutazione (o l’ileo in rotazione posteriore), minore quando il sacro è in contronutazione (o l’ileo in rotazione anteriore). Il sistema legamentoso forma un sistema di tensione autogena, mediante il quale l’orientamento opposto delle fibre dei legamenti consente di stabilizzare l’articolazione durante i movimenti nelle varie direzioni (quando si tende un legamento, si detende l’altro e viceversa), ridurre gli stress e assorbire gli shock. Questo sistema di tensione autogena diviene parte di un sistema funzionale più complesso, tramite le connessioni con le strutture miofasciali ascendenti e discendenti, che consentono una forza addizionale di chiusura (force closure).
Force Closure: L’articolazione sacroiliaca non dispone di muscoli intrinseci, ma è “controllata” posteriormente mediante le connessioni della fascia toraco-lombare. La lamina superficiale di tale fascia è connessa con grande e medio gluteo, obliquo esterno, gran dorsale. La lamina profonda presenta anch’essa importanti connessioni. Anteriormente, il trasverso addominale, gli obliqui addominali e gli adduttori completano il sistema funzionale (Östgaard, 1991; Mens, 1995; Vleeming, 1997; Paul, 1999).
Nel suo complesso, il sistema di stabilizzazione può essere suddiviso in unità interna o “core” (multifido, trasverso addominale, diaframma, pavimento pelvico) e unità esterna o “slings” (fascia toracolombare, gran dorsale e spinali, piriforme, grande gluteo, bicipite femorale, obliquo interno, obliquo esterno e adduttori).

Kapandji definisce i movimenti del sacro nutazione e contronutazione, movimenti descritti per la prima volta da Zaglas nel 1851 e da Duncan nel 1854. Nel movimento di nutazione, il sacro ruota attorno ad un asse trasverso, costituito dal legamento assile (teoria di Farabeuf), in modo che il promontorio si sposta in basso ed in avanti, mentre l’apice del sacro e l’estremità del coccige si spostano in dietro. Il movimento di nutazione è accompagnato da un movimento di chiusura iliaca: le ali iliache si avvicinano, mentre le tuberosità ischiatiche si allontanano (Fig.).

sacroileite cosa è
Nel movimento di contronutazione, il sacro ruota attorno al legamento assile e il promontorio si sposta in dietro e in alto, mentre l’apice del sacro e l’estremità del coccige si spostano in avanti (Fig.). In posizione eretta simmetrica (Fig.), le articolazioni del bacino sono sollecitate dal peso del corpo e dalla resistenza del suolo al peso corporeo. Il peso del tronco tende ad abbassare il promontorio sacrale (il sacro è sollecitato in nutazione), movimento limitato dalla tensione dai legamenti sacroiliaci anteriori e dai legamenti sacroischiatici (freni della nutazione). Simultaneamente la resistenza del suolo al peso corporeo, trasmessa dai femori, forma con il peso del corpo applicato sul sacro una coppia di rotazione che tende a far ruotare l’osso iliaco in dietro. Questa retroversione sollecita ancora la nutazione a livello delle articolazioni sacroiliache. Questa analisi, anche se parla di movimenti, dovrebbe in realtà parlare di sollecitazioni in quanto i movimenti sono quasi nulli, poiché i sistemi legamentosi sono estremamente potenti ed arrestano immediatamente ogni spostamento. I movimenti puri di nutazione e contronutazione possono essere considerati, infatti, atteggiamenti posturali di predominanza, ma non sono movimenti fisiologici (se non in situazioni specifiche come il parto, l’eliminazione delle feci, etc.). Sono movimenti che coinvolgono tutto il bacino, poiché il sacro non possiede muscoli deputati selettivamente a questi movimenti. In presenza di una nutazione accentuata il sacro tende ad orizzontalizzarsi (iperlordosi), mentre in presenza di una contronutazione tende a verticalizzarsi (diminuzione della lordosi). Questa analisi, anche se parla di movimenti, dovrebbe in realtà parlare di sollecitazioni in quanto i movimenti sono quasi nulli, poiché i sistemi legamentosi sono estremamente potenti ed arrestano immediatamente ogni spostamento. I movimenti puri di nutazione e contronutazione possono essere considerati, infatti, atteggiamenti posturali di predominanza, ma non sono movimenti fisiologici (se non in situazioni specifiche come il parto, l’eliminazione delle feci, etc.). Sono movimenti che coinvolgono tutto il bacino, poiché il sacro non possiede muscoli deputati selettivamente a questi movimenti. In presenza di una nutazione accentuata il sacro tende ad orizzontalizzarsi (iperlordosi), mentre in presenza di una contronutazione tende a verticalizzarsi (diminuzione della lordosi).

I movimenti della SI evidenziati negli studi in vivo e in vitro sono:

  • nutazione e contronutazione (movimenti del sacro rispetto all’ileo);
  • rotazione anteriore e rotazione posteriore (movimenti dell’ileo rispetto al sacro).

Come abbiamo precedentemente accennato, il dolore nella sacroileite rappresenta il sintomo principale, il quale si presenta non solo durante la stazione eretta e durante la deambulazione, ma anche durante la notte, peggiorando notevolmente rendendo difficoltoso il riposo notturno.

Generalmente il paziente che riferisce di avere un dolore in questa zona sente esacerbare il suo dolore durante il movimento di rotazione nel letto (quando prende qualcosa dal comodino per capirci) il quale mette non solo una tensione rotatoria a livello della zona lombare, ma anche per mobilità del sacro.

La localizzazione del dolore è principalmente nella zona dell’articolazione colpita, con una sensazione da parte del paziente di forte dolore nella parte inferiore della schiena e al passaggio tra “schiena e gluteo”; non poco frequente è anche una discesa del dolore inferiormente verso l’arto inferiore, da non confondere però con una sintomatologia che coinvolge il nervo sciatico.

In letteratura viene descritta generalmente una duplice condizione riguardante la mobilità di quest’articolazione:

  • Ipermobilità: caratterizzata da un movimento eccessivo che genera un dolore a fascia a livello della schiena e generale.
  • Ipomobilità: in questo caso il movimento risulta essere bloccato, determinando una sintomatologia della sacroileite monolaterale e che può scendere fino al ginocchio.

Come mostrato dall’immagine, il dolore si localizza nella zona dell’articolazione e nella parte più interna dove si trova la testa del femore, scendendo anche al di sotto della piega del gluteo. Spesso infatti viene confuso come dolore quello della sciatalgia che scende verso la parte posteriore della coscia.

Il dolore poi non solo è rappresentato dalla zona articolare, ma spesso irradia anche al centro del gluteo generando un dolore molto intenso anche durante i movimenti della gamba quando si piega verso il petto: questo segno spesso indica anche che c’è un coinvolgimento della muscolatura glutea e che quindi va trattata in contemporanea.

Oltre al dolore, la rigidità dei movimenti è un altro segno classico che caratterizza i pazienti affetti da sacroileite in quanto i movimenti del tratto lombare (con i vari legamenti che mettono tensione a livello sacrale) e di tutta la colonna sono difficoltosi e macchinosi; infatti i movimenti sia di flessione in avanti sia in estensione sono dolorosi con un senso di rigidità generale di tutto il distretto.

Può esserci inoltre, come sintomo, anche quella di una sensazione di calore, segno proprio che nella zona potrebbe esserci anche un’infiammazione in atto e che quindi può essere utile affrontarla anche sotto l’ottica farmacologica.

Cosa NON fare:

Chi soffre di sacroileite sa molto bene, quali sono le situazioni che peggiorano la sensazione dolorosa di questo disturbo..

Infatti alcune abitudini che si adottano influiscono in maniera preponderante sullo stato di salute della persone: infatti è possibile riconoscere azioni o comportamenti che peggiorano come:

  • Eseguire durante la camminata passi lunghi
  • Salire le scale
  • Saltare
  • Correre a falcate
  • Ruotarsi nel letto
  • Stare tante ore in piedi
  • Passare tante ore seduti (soprattutto se la sedia è scomoda, o in auto)

Sacroileite diagnosi

Se si sospetta di avere una sacroileite è molto importante innanzitutto rivolgersi al medico di base o dal fisiatra di fiducia che effettuerà un primo approccio alla condizione ma che dovrà poi inviare il paziente ad un fisioterapista specializzato.

Dico fisioterapista e non medico ortopedico in quanto è solamente attraverso la terapia manuale o strumentale che è possibile curare questa infiammazione, che logicamente non passa solamente attraverso la somministrazione di un farmaco antinfiammatorio.

Quando si deve fare la diagnosi di disfunzione sacroiliaca è fondamentale eseguire una serie di Test specifici che vengono applicati in ambito riabilitativo che sono validati a livello scientifico mondiale e che permettono di avere un’ottima accuratezza nella diagnosi di sacroileite.

Il più importante segno che ci garantisce di poter affermare di avere davanti una disfunzione è la batteria di test chiamata “Batteria di Laslett” cioè una batteria di test che vanno a stressare l’articolazione sacroiliaca:

Se durante questi 5 test, almeno 3 evocano dolore al paziente, si può parlare con grandissima affidabilità di esser davanti ad un’alterazione del distretto.

termografia sacroiliaca

In caso in cui il medico possa ritenere opportuno di eseguire un indagine radiologica del distretto, può essere utile anche l’esecuzione di una lastra del bacino: il mio suggerimento però è quello di eseguirla sotto carico in quanto quindi è possibile vedere se sono presenti alterazioni funzionali quando il paziente è sotto carico. Se invece si vuole avere un’indagine ancora più dettagliata della zona, può risultare vincente eseguire una TAC (tomografia assiale computerizzata) in grado di analizzare in maniera precisa sia la zona ossea che legamentosa.

Nei casi in cui si sospetta che il dolore sacroiliaco nasca da un’origine reumatica il paziente può eseguire una termografia cioè un’indagine che analizza il calore all’interno del corpo e, nel caso in cui ci sia un’infiammazione, la zona risalterà in maniera molto evidente.

Cause Principali

Immagino che ora vi chiederete: qual’è quindi le cause per la sacroileite? Innanzitutto è necessario valutare quale sia l’origine del problema: infatti a volte non è semplicemente un’infiammazione dell’articolazione a determinare il classico dolore e sintomi; possono concorre varie cause che vanno affrontate in maniera adeguata.

Quando noi pensiamo quindi alla sacroileite è importante anche menzionare alcuni disturbi che concorrono e che possono indurre una sintomatologia che si localizza in questa zona: Infatti non è raro riscontrare come un dolore che irradia proprio in zona dell’articolazione sacroiliaca possa generarsi anche da un disturbo muscolare.
Infatti essendo un’articolazione “tampone” e che subisce l’influenza di molti distretti e che gestisce i carichi corporei, la maggior parte dei problemi nasce da muscoli che entrano in disfunzione.

muscoli sacroileite

È il caso infatti dei trigger point: infatti alcune fibre di alcuni muscoli per una serie di cause (sovraccarico, stress, posture alterate, inefficenza motoria ecc) possano andare in disfunzione generando a livello biochimico una serie di alterazioni con deposizione di sostanze infiammatorie, ma che a livello palpatorio e funzionale si presentano come delle piccole contratture tese e che generano un dolore sia locale che riferito.

Per ciò che riguarda la sacroiliaca numerosi muscoli tendono proprio a irradiare nella zona: infatti i muscoli paravertebrali a livello sacrale tendono a generare dolore proprio in sede locale dove si inserzionano cioè dove si trova quest’articolazione.

Un altro muscolo che genera dolore in questa zona è il muscolo quadrato dei lombi, muscolo questo spesso implicato nei mal di schiena e nelle lombalgie a fascia. Per far capire come tutto il corpo sia comunque legato e sia in collegamento in maniera globale, anche un muscolo del polpaccio può incorrere in una sintomatologia legata alla sacroileite.

Cause del dolore

Come abbiamo già spiegato, una possibile causa del dolore alla schiena e alla suddetta articolazione può essere riconducibile ad una condizione di alterato posizionamento delle superfici articolari che quindi si trovano in disfunzione e, non potendo muoversi in maniera corretta e funzionale, si trovano ad essere bloccate e inviano al cervello un segnale di dolore percepito poi dal paziente.

Anche a livello viscerale è possibile riscontrare una sorta di correlazione con visceri e articolazione sacroiliaca: infatti localizzandosi anteriormente e ricevendo un’innervazione proveniente proprio dai distretti sacrali, non è raro trovare una sacroileite di origine Viscerale.
Infatti sia il colon che i vari organi pelvici possono indurre non solo un dolore pelvico ma anche una sintomatologia simile ad un disturbo sacroiliaco che andranno poi affrontati in maniera più approfondita attraverso un approccio manuale fisioterapico proprio per il distretto viscerale.

Vanno inoltre menzionate come possibili condizioni che possono indurre un simile problema anche cause di tipo reumatologico autoimmune come la Spondilite Anchilosante che determina una reazione immunitaria contro le stesse articolazioni andando a creare una sacroileite bilaterale.

Purtroppo anche condizioni tumorali possono presentarsi con un dolore localizzato nella schiena e nella zona sacrale che, attraverso poi una serie di analisi e di anamnesi medica, è possibile diagnosticare.

Sacroileite: Come si Cura

Dopo aver elencato le possibile condizioni che possono indurre ad una sacroileite è fondamentale quindi parlare della cura e degli esercizi che possono esser fatti proprio per questo tipo di problema.

Come sempre è assolutamente fondamentale eseguire una prima valutazione sia funzionale che anamnestica, in modo da poter capire al meglio quali sono le cause e su quali distretti è necessario intervenire.

Dopo aver diagnosticato la causa del problema, possono esser proposte una serie di manovre e di trattamenti adatti proprio alle cause del problema in modo da eliminare il dolore e la disfunzione nel minor tempo possibile.

Nel caso in cui si assiste ad un problema di tipo muscolare spesso si ricorre al trattamento di release muscolare: infatti esistono varie tecniche che permettono di allentare la muscolatura che risulta essere contratta e che quindi è necessario far allentare.

Tecniche per la sacroileite:

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad una chiara condizione da trigger point muscolare esistono varie metodiche che possono esser adottate per “disattivare” questo punto che è la causa del problema.

Nel caso siano presenti anche delle disfunzioni a livello meccanico della sacroiliaca, molto utili sono le manipolazioni ad alta velocità e bassa ampiezza. Questo tipo di trattamento risulta essere per il paziente a volte traumatico, ma di estrema efficacia.

Attraverso una messa in tensione dell’articolazione, si esegue un movimento rapido per riposizionare nella fisiologica posizione il segmento corporeo, favorendo quindi un immediata sensazione di benessere da parte del paziente. Questa tecnica è assolutamente sicura e dona, già dal momento in cui il paziente torna in piedi, una sensazione ottimale sia di benessere che di assenza di dolore.

Queste tecniche, sebbene possano sembrare rudi, sono comunque sicure se eseguite da personale formato scientificamente e con esperienza; il rischio è pressoché nullo, soprattutto a questo livello.

Teniamo presente che queste tecniche, appena citate, anche se risolvono sul momento il dolore e la sintomatologia, non sono risolutive al 100% ma che devono essere supportate da esercizi e lavori di allungamento delle catene cinetiche muscolo-tendinee come scrivo qui di seguito

Sacroleite Cura:

Per curare la sacroileite è cercare di recuperare la fisiologia dei vari segmenti corporei che hanno determinato un’alterazione; in questo caso la ginnastica posturale Mezieres rappresenta una componente fondamentale nel recupero completo delle autonomie e al ritorno completo nelle attività di vita quotidiane.

Attraverso la messa in tensione in maniera graduale e progressiva, avviene un progressivo e uniforme allungamento delle strutture muscolo- fasciali, permettendo di riequilibrare efficacemente tutto il sistema scheletrico, riposizionando anche le varie articolazioni nelle corrette posizioni, cosicché possano svolgere la loro funzione senza problemi e senza rischio di infiammazioni o usura.

Esercizi per la sacroileite:

Questa è forse la sezione che più ricercate per risolvere questo tipo di problema. Infatti molto importante per migliorare la funzionalità della zona e dell’articolazione Sacro iliaca è quella di rinforzare tutta la componente muscolare della zona dei glutei e dei muscoli che gestiscono la zona dell’anca.

Infatti per questo genere di situazione molti pazienti chiedono, se volessi fare esercizi mirati? Ce ne sono?”

Certo che ce ne sono!

La prima cosa che consiglio di fare è quello di acquistare degli elastici che ci permetteranno di poter applicare una resistenza durante gli esercizi che adesso vi mostrerò.

Alcuni chiederanno: ma perchè gli elastici e non i pesi?!?!!

Beh, questo perchè l’elastico permette al cervello di chi sta facendo questo genere di lavoro di avere una resistenza non solo costante ma anche progressiva, che permette quindi di attivare le fibre muscolari in maniera proporzionale alla tensione dell’elastico. Tutto questo con un peso non si può fare.

Bene, vediamo allora i migliori esercizi per sacroileite che possono esser fatti da soli a casa.

Rinforzo medio gluteo per infiammazione sacro iliaca

Uno dei migliori esercizi per lavorare sulla stabilità e sul rinforzo del medio gluteo in questa situazione è quello con gli elastici da in piedi.

Vediamo allora cosa fare.

  1. Posizionate l’elastico fatto ad anello a livello delle cosce, poco sopra del ginocchio
  2. Eseguite il movimento di un mezzo squat, cioè piegate leggermente le ginocchia e andate leggermente indietro con il sedere, in modo che il carico sia distribuito sulla zona del tallone del piede
  3. Aprite leggermente le gambe e mantenete questa tensione dell’elastico e questa posizione delle anche, in modo da lavorare in maniera isometrica sui muscoli delle cosce e dei glutei

Potete poi eseguire dei movimenti magari in maniera selettiva delle cosce e dei glutei:

  1. Dalla stessa posizione di semi squat, potete fare un movimento di rotazione esterna della coscia (magari prima una gamba sola e poi entrambe) in modo da lavorare sulla stabilità dei muscoli della coscia

A questo punto, visto che avrete preso confidenza con la posizione e con gli elastici, potete fare anche una progressione degli esercizi come per esempio:

  1. Dalla posizione con le gambe un po’ ruotate in fuori potete fare dei passi in avanti ed indietro, senza però perdere l’orientamento delle ginocchia che devono sempre guardare in fuori
  2. Potete fare dei passi laterali mantenendo sempre la posizione di contrazione dei muscoli facendo degli esercizi mirati per questa infiammazione bacino.

Esercizi al muro per il dolore sacro iliaco

Anche al muro è possibile fare degli esercizi che potranno aiutarvi nel gestire il dolore e relativa infiammazione articolazione sacro iliaca.

Ci viene in soccorso la tecnica EGOSCUE che può essere fatta in questo modo:

  1. Sdraiatevi a terra con la schiena a terra e con le gambe posizionate a livello del muro, in modo da formare un angolo di 90° con l’anca e il ginocchio.
  2. A questo punto posizionate un cuscino bello spesso tra le gambe in modo da tenere questa posizione
  3. Mantenetela per almeno 4 minuti

A questo punto potete aggiungere uno stiramento della parte toracica.

  1. Sempre dalla stessa posizione potete incrociare le mani tra loro e, mantenendole verso l’alto , eseguite una trazione verso l’alto di tutte le braccia, in modo che le scapole si aprano tra loro.
  2. Mantenendo questa trazione portate le braccia indietro verso la testa
  3. Tornate dalla posizione con la tensione delle braccia fino ad avere di nuovo le braccia tese dritte verso l’alto come prima.

Vi mostro quà un video molto comodo da cui potete vedere la corretta tecnica.

trigger point medio gluteo sacroileite

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