La Pubalgia; un fastidioso disturbo che colpisce molti sportivi.

Moltissimi sportivi, durante la propria attività sportiva agonistica o amatoriale, incorrono in questo disturbo molto spesso sottovalutato nella fase iniziale, perchè, nella prima fase, la comparsa dei primi sintomi, permette di continuare a svolgere la propria attività, spesso per consigli errati o trascuratezza della situazione l’atleta insiste nell’attività provocando spesso una situazione infiammatoria grave. Nella maggior parte dei casi, la pubalgia rientra tra le “patologie da sovraccarico”, la cui origine si fa risalire a una serie di microtraumi ripetuti nel tempo che possono creare danni a livello dei punti di inserzione sull’osso pubico di diversi muscoli, tra cui addominali e adduttori. In pratica, si tratta di un dolore muscolo-tendineo (mioentesite) che riguarda diversi gradi di lesione dei muscoli della zona frontale e bassa dell’addome e della sinfisi pubica (articolazione fra le due ossa pubiche)».

L’evoluzione è un fastidio a livello degli adduttori e bassi addominali, che compare durante il riposo e a freddo, ma che durante il riscaldamento, l’allungamento lo stretching e l’attività fisica scompare quasi completamente, per poi ripresentarsi a freddo, evolve molto spesso rapidamente poi in una fase acuta con un movimento estremo, una ripartenza da freddo, un movimento rapido o una rapida decelerazione da una corsa. Da una fase acuta, quindi il dolore aumenta, purtroppo, passa molto velocemente a cronicizzarsi provocando un dolore costante, persistente, anche da seduto con irradiazione diffusa sia al basso ventre che nell’interno coscia che provoca sempre la sospensione da tutte le attività sportive e a un riposo forzato.

fattori di rischio: «Numerosi fattori possono favorire il sovraccarico funzionale e dare inizio alla sindrome dol una osa. Tra questi, sbilanciamenti funzionali tra muscoli addominali deboli e muscoli adduttori forti e rigidi, debolezza intrinseca di muscoli addominali o inguinali, contratture di alcuni muscoli (per es. flessori dell’anca) che a loro volta possono indurre alterazioni della postura, presenza di un’accentuata curvatura lombare o di patologie congenite dell’anca. Anche molti fattori esterni possono contribuire allo sviluppo della pubalgia, per esempio, gli allenamenti su terreni non adatti (troppo cedevoli o irregolari) o il cambiamento del tipo di scarpe. Anche le donne ne possono soffrire, soprattutto verso la fine della gravidanza”.

La Pubalgia è una tendinopatia nell’area pubica che irradia fino a giungere alle cosce, l’addome e l’inguine. Chi soffre ha problemi anche effettuare a svolgere le più normali attività quotidiane, come camminare, salire le scale o altri semplici movimenti, ma che provocano dolore o fastidiosi disturbi inguinali, tipo bruciori, fitte, rigidità nei movimenti.E’ una infiammazione dei muscoli adduttori, quindi l’area dell’interno coscia e quella addominale dell’osso pubico.

La diagnosi di pubalgia è di tipo clinico obiettivo e prevede test ortopedici di mobilità articolare, di attivazione muscolare e di forza oltre che digito palpazione dell’area interessata da infiammazione.

Molto spesso il dolore è causato da un infiammazione del tendine adduttore e questo può essere riscontro tramite una semplice ecografia muscolo tendinea.

C’è da sottolineare che esistono vari gradi di pubalgia:

  • 0 grado: dolore quasi assente che compare dopo uno sforzo eccessivo e va via con il riposo e col passare dei giorni;
  • 1 grado : dolore presente durante l’attività agonistica e che va via anch’esso con il riposo funzionale;
  • 2 grado dolore presente durante e dopo l’attività sportiva, durante la deambulazione, durante movimenti come sopra descritti
  • 3 grado: infiammazione cronica dei tendini che talvolta sono affetti da calcificazioni inserzionali, il dolore è sempre presente sia a riposo che durante il movimento, i farmaci non hanno alcun effetto.

Come detto precedentemente la diagnosi risulta fondamentale e pertanto dopo l’accurata diagnosi medica è importante una valutazione da parte di un esperto terapeuta che abbia conoscenza in ambito posturale e osteopatico, oltre a una valutazione ecografica.

Il terapeuta esperto deve valutare le curve di lordosi e cifosi, gli angoli di valgismo e varismo e valutare singolarmente il movimento di tutte le articolazioni dell’arto inferiore partendo dal piede, passando per ginocchio e anca e valutando la mobilità del pube, dell’osso sacro e dell’ ilio, valutare l’eleasticità dei muscoli adduttori , addominali flessori d’anca(ileo-psoas) e se questi sono soggetti a contrattura.

La differenza nella cura di tale sindrome fastidiosa la fa proprio la valutazione globale del paziente.

La causa di un dolore quasi mai è dove lo si avverte.

Come curare la pubalgia

Ovviamente i sintomi possono essere più o meno intensi e il decorso può essere lungo o breve a seconda della serietà e della gravità del disturbo. Per quanto riguarda la cura e la terapia bisognerà sottoporsi a riposo, a una cura a base di antinfiammatori e alla fisioterapia.

Il paziente o colui che ne è affetto deve sottoporsi a delle intense sedute di posture e stretching in modo da allungare la muscolatura, non solo dei muscoli coinvolti, ma anche utile per riuscire a fornire una postura che sia corretta. Dovrà sottoporsi ad alcuni esercizi e potenziare i muscoli addominali maggiormente coinvolti e colpiti da questo disturbo.

La prescrizione da parte del medico curante di antinfiammatori e di terapia laser sono alcuni dei metodi iniziali più usati per curare la pubalgia e riuscire a riprendere il prima possibile l’attività agonistica.

La fase di terapia manuale prevede, dopo un accurata valutazione, la manipolazione articolare e muscolare dei tessuti interessati da disfunzione per migliorare il dolore, la mobilità articolare, ridurre le tensioni e contratture, migliorare la forza muscolare.

Molto importante risulta essere il metodo di rieducazione posturale mezieres per riequilibrare la muscolatura posteriore e anteriore sia nella fase di cura che nella fase di prevenzione della pubalgia.

Ovviamente durante il decorso l’atleta non deve praticare nessuna attività sportiva e stare a riposo fino a un parere diverso dal medico o del fisioterapia.

Esercizi da fare in casa

Oltre a una terapia farmacologia, ci sono alcuni esercizi che si possono fare in casa, magari con l’aiuto di un fisioterapista per riprendere nuovamente a usare i muscoli nel modo corretto.

Per gli esercizi, usa un asciugamano o un panno. Sdraiati sulla schiena con le gambe e le braccia distese, piega il ginocchio al petto e stendi l’altro arto. Posiziona il panno all’estremità del piede in modo da distendere il muscolo in modo corretto. Un esercizio da ripetere una decina di volte facendo movimenti dolci.

In piedi, a gambe distese, piega una delle gambe all’indietro in modo che la la pianta del piede tocchi il fianco. Ovviamente questo esercizio deve essere fatto in modo molto dolce e senza forzare troppo. Cerca di essere leggero nel movimento.

Per stimolare maggiormente i muscoli adduttori e addominali, maggiormente colpiti, vi è un altro esercizio. Sdraiato a gambe distese, solleva gli arti inferiori e prova a rimanere in quella posizione per un po’ di tempo. Poggia poi le gambe a terra facendo un movimento dolce. Questi sono solo alcuni degli esercizi che puoi fare a casa e per le quali devi usare la massima accortezza.

Tipi di stretching per la pubalgia

Un altro rimedio utile per curare la pubalgia è sottoporsi a degli esercizi di stretching. Vediamo quali sono quelli consigliati.

Lo stretching permette di distendere i muscoli, quindi un esercizio utile sarebbe il seguente. A terra, piega una gamba all’indietro e l’altra distendila in avanti. Con il busto in avanti prova a toccare la punta del piede della gamba distesa con la mano. Ricorda di non forzare mai, ma eseguire movimenti dolci e leggeri.

Lo stretching aiuta a distendere i muscoli e a dare forza al tono muscolare. Sarebbe bene eseguire dei movimenti che siano fluidi e leggeri. Per questa ragione, sarebbe meglio fare questo tipi di esercizio con accanto una persona di fiducia che controlli i nostri movimenti e sappia darci i consigli giusti per non forzare troppo.

Se eventualmente vuoi approfondire la tua situazione sono a tua disposizione, mandami una mail a info@marcomontori.it

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