Borsite della Zampa d’Oca e Sindrome della Bandelletta Ilio-Tibiale (BIT)

In questa terza puntata sugli infortuni più comuni nei runners si parlerà di due infiammazioni che spesso costringono, come del resto anche le altre situazioni infiammatorie acute, il runner a fermare i propri allenamenti e sopratutto l’attività agonistica.

In questo articolo si parlerà e approfondiamo meglio la Borsite della Zampa d’Oca e la Sindrome ileo Tibiale o comunemente chiamata “Sindrome della Bandelletta Ileo-Tibiale (BIT)”

Borsite della Zampa d’Oca:

Di cosa si tratta?

E’ caratterizzata da un dolore che si localizza nella regione mediale, laterale al di sotto della rotula. In questa regione trovano le inserzioni distali di tre muscoli adduttori e flessori: il sartorio; (che determina la flessione del ginocchio, flessione in extra rotazione del femore), il gracile; (che ha una funzione di adduzione dell’anca, rotazione mediale e flessione, a cui si aggiunge una parziale flessione del ginocchio), il semi-tendinoso; (uno dei muscoli ischiocrurali).

Quindi nella regione mediale del ginocchio si viene a trovare una inserzione congiunta di tre tendini di questi tre muscoli, con le loro differenti azioni, può causare un attrito della borsa sierosa; una piccola sacca che contiene del liquido che ha lo scopo di ridurre le inevitabili frizioni in loco e che nel corridore può creare un’irritazione con accumulo di liquido.

I runners tendono ad accusare un dolore nel comparto mediale del ginocchio che limita molto la corsa. Inizialmente il dolore, tendenzialmente, scompare dopo un breve riscaldamento, ma produce dolore alla mattina o da freddo, per poi peggiorare e rendere fastidiosa qualsiasi sovraccarico mono-podalico, spinta di corsa sulla gamba con la borsite.

Il dolore nella regione mediale è al di sotto della rotula, procura una rigidità del ginocchio nel comparto mediale, più accentuata al mattino. Porta una forte contrazione dei muscoli chiave della zampa d’oca ed il dolore si evidenzia salendo le scale o camminando/correndo in salita.

La progressione dell’infiammazione parte da una sensazione di tensione a livello dei muscoli ischio-crurali, avvertendo delle sensazioni di “strappo” e rigidità muscolare all’interno del ginocchio. Nuotare a stile a rana risulta di sovente doloroso, per questo si parla spesso anche del “ginocchio del ranista” e può presentarsi una notevole infiammazione che si avverte nella notte. Molto spesso la borsite alla zampa d’oca si associa anche una sofferenza al menisco mediale.

Possibili Cause di lesione:

  • Eccesso di carico, e può significare che l’incremento del carico di allenamento non ha rispettato la dovuta gradualità;
  • Errore nella scelta della calzatura sportiva o un eccessiva usura della stessa;
  • Debolezza muscolare in particolare nella regione dell’anca.

Autovalutazione e Auto-trattamento:

L’infiammazione della zampa d’oca può essere la causa determinante del dolore al ginocchio e può essere confusa con la lesione del menisco mediale o con una lesione del collaterale mediale (LCM). Quindi occorre eseguire anche dei test relativi a queste due problematiche, così da poterle escludere. Con cautela, mettere in tensione gli adduttori, della gamba con la problematica, così da porre in tensione anche la regione mediale del ginocchio, procedura utile anche per poter testare il legamento collaterale mediale (LCM). Quindi porre l’interno del piede in appoggio sul pavimento ed esercitare sullo stesso, mediante la contrazione degli adduttori dell’anca, in modo da aprire, sempre con estrema cautela, il ginocchio che in questo modo tende al valgismo.

Se il dolore si localizza proprio al di sotto della linea articolare del ginocchio, e non al suo livello, si tratta quasi certamente di zampa d’oca piuttosto che LCM. Se aggiungiamo dei movimenti in flessione del ginocchio, il dolore aumenta, allora sarà ancora evidente che si tratta della problematica relativa alla zampa d’oca. I testando il legamento collaterale mediale nella sua lunghezza, non si dovrebbe avvertire dolore, invece sarà avvertibile premendo sulla parte prossimale della tibia.

E’ possibile iniziare con le contrazioni isometriche, in modo da evitare lo stressinsito nei movimenti articolari: con questo primo intervento stimolerà il ginocchio e ridurrà le successive possibilità di infiammazione. In seguito mettere in pratica alcuni cauti e controllati, con gradualità, per renderli sempre più funzionali. Un esempio può essere fornito prendendo in esame il lavoro degli adduttori inizialmente comprimere una palla tra le ginocchia, poi effettuare la stessa pressione effettuando uno squat. Inserire in progressione l’esercizio di abduzione mediante plank laterale e palla di stabilità è possibile effetture anche lo squat monopodalico, mantenendo gli allinemaneti articolari e utilizzando gli adduttori con stabilizzatori.

Trattamento:

Inizialmente serve il riposo, in modo da consentire ai tendini dei tre muscoli coinvolti, cioè sartorio, gracile e semitendinoso, così di ridurre la tensione. In questo caso un lavoro sulle parti molli degli stessi muscoli risulterà appropriato, anche in alternanza con le frizioni trasverse profonde per lo scopo di stimolare l’accrescimento cellulare all’interno della struttura per favorire i processi di guarigione.

Il Ritorno alla Corsa:

Dopo un periodo di riposo, si passa alla riabilitazione mediante esercizi statici ed, eventualmente, a tornare a correre per brevi intervalli. Iniziare con delle corse di 3 minuti per 5 intervalli serie nelle cui pause occorrerà inserire i seguenti esercizi: allungamento dei quadricipiti; allungamento degli adduttori dell’anca; allungamento flessori dell’anca. A seguire, 2 giorni di riposoe quindi una corsa di 4 minuti per 5 volte, riposo di 2 giorni ancora, quindi aumentare la durata della corsa passandola da 4 a 5 minuti. Continuare con la progressione fino a raggiungere i tempi di 7 minuti di corsa e, a quel punto, ridurre il numero delle ripetute aumentando la durata, fino a che non si arriverà ad eseguire 3 per 10′, 2 per 15′ e 2 per 20′. A questo punto sarà possibile riprendere a correre con la regolarità consueta.

Sindrome ileo Tibiale o comunemente chiamata “Sindrome della bandelletta Ileo-Tibiale (BIT)”:

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (BIT) è una delle lesioni croniche più comuni tra i corridori ed è anche probabile che una buona parte dei lettori ne abbia sofferto. Questa problematica può essere confusa, o anche coesistere, con la sindrome femoro-rotulea (SFR),

Le sottili differenze tra le due patologie sono che la bandelletta ileo-tibiale è una fascia che si colloca lateralmente alla coscia e va dall’anca al ginocchio ed è controllata da due muscoli: il (TFL) tensore della fascia lata e il grande gluteo; essa contribuisce a mantenere l’allineamento del ginocchio e quindi a controllarne il movimento. Il dolore si determina perchè la bandelletta ileo-tibiale vine richiesto un lavoro di stabilizzazione ed allineamento del ginocchio molto importante, dovuto dalle inserzioni dei muscoli che lavorano alla mobilità del ginocchio. Per questo motivo la BIT esercita uno sfregamento contro la superficie laterale del ginocchio e, proprio in questo punto, determina il conflitto. Varie fonti, spesso ribadiscono come i foam roller abbiano proprio una funzione terapeutica nelle problematiche della BIT e da parte e da parte di alcuni atleti si sia diffusa l’abitudine di utilizzare questi cilindri già a scopo profilattico per prevenire la tensione del BIT. Queste indicazioni non tengono però conto del fatto che la bandelletta ileo-tibiale è costituita da un tessuto rigido, estremamente robusto e che lo scorrere del cilindro sulla stessa BIT non può determinare alcun allungamento: si tratta quindi di un mito l’affermazione che questa possa essere allungata o stirata. Chiarito questo punto, un discorso diverso riguarda invece le sollecitazioni terapeutiche che sono rivolte ai due muscoli che si inseriscono sulla BIT, il tensore della fascia lata (TFL) e il grande gluteo, che possono essere essere allungati seppur di poco, di quel tanto sufficiente da apportare benefici in termini terapeutici. Il motivo è che la BIT viene stressata dall’eccesso di tensioni a cui viene sottoposta e, quindi, un approccioterapeutico efficacedeve agire sulle cause che determinano questo stress.

Le possibili cause sono un passo di corsa troppo corto, un incremento eccessivo e non graduale del chilometraggio, calzature sportive inadeguate: la scelta delle calzature non deve essere frettolosa e merita invece la giusta attenzione, avvalendosi quanto possibile di qualcuno che possa valutare anche gli appoggi e postura del soggetto interessato, muscolatura del core poco sviluppata e muscolatura dell’anca debole e poco controllata.

Molti campanelli di allarme arrivano da una localizzazione del dolore nella parte laterale del ginocchio durante la corsa, molto spesso il dolore scompare quando si interrompe la corsa o peggiora quando si scendono le scale e diventa lieve o nullo quando si salgono, ma il dolore aumenta con il movimento e specialmente quando si corre, o si incrementa fino a costringere il runner a fermarsi.

Autovalutazione:

Cercando di valutare i punti dove si avverte il dolore, testando la regione laterale del ginocchio, possiamo capire molto, anche facendo dei specifici movimenti come la discesa delle scale. Frontalmente a uno specchio, dove sia possibile la totale visione del corpo, possiamo eseguire uno squat sulla gamba non sofferente per valutare se il ginocchio tenda a dislocarsi all’interno, oòtre la linea mediale, in valgismo, Bisogna valutare anche l’eventuale dolore nel comparto mediale e laterale, in relazione ai movimenti effettuati. Se la bandelletta ileo-tibiale è in tensione il test potrebbe anche produrre una “falsa negatività”, il che potrebbe significare anche con segnale falsato e dovrebbe essere ulteriormente interpretato. Eseguire il test della gamba incrociata, portando la gamba con la problematica posteriormente la gamba opposta flettendo il tronco a sinistra, spingere l’anca con il problema in allungamento e mantenere la posizione per 45” ripetendo per 3 volte.

Rivalutare a questo punto nuovamente con il test precedente dello squat su una gamba e questa volta, nel caso si avverta minor dolore e nel caso il ginocchio si sposti maggiormente in valgismo, potrà essere definita la diagnosi di sindrome della BIT che, in ogni caso, necessita di essere confermata da uno specialista.

Il trattamento:

Nella maggior parte delle situazioni il trattamento è il rilasciamento del tensore della fascia lata(TFL). Che può essere prevalentemente fatto quasi istantaneamente con un lavoro specifico sui trigger point, premendo con i pollici lentamente in modo da rallentare la circolazione sanguigna e perciò determinando da parte dei muscoli un debito di ossigeno e calcio necessari alla contrazione muscolare. A questa manipolazione deve far seguito un esercizio di allungamento. Lo scopo di queste due azioni determina il rilassamento del TFL e, in ultima analisi, il rilasciamento della BIT. Questa tipica situazione può far sovrapporre il trattamento e la valutazione.

Il ritorno alla corsa:

Dopo un periodo di riposo, progressivamente ritornare alla pratica della corsa combinando esercizi di allungamento a periodi progressivi di corsa fino alla scomparsa del dolore per poi riprendere al completo la pratica sportiva.

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