Periostite e running

Con questo articolo sulla Periostite, inizia un ciclo di articoli dove approfondirò le sindromi dolorose e le cause di infortuni provocati dalla corsa o dal correre come attività ludica motoria.

La Periostite è “Sofferenza della tibia” è l’espressione gergale che corrisponde al termine medico di Sindrome Tibiale da Stress (MTSS) (Czyezewski, 2012).

La sofferenza della tibia è fra i praticanti della corsa è il timore, paura dei tanti praticanti la corsa e colpisce sopratutto i runners neofiti che sono agli inizi dei propri allenamenti per gare di media e lunga distanza, è una patologia molto frequente soprattutto nel primo anno di attività.

Cosa produce questa patologia, quali sono i campanelli di allarme:

  • Irrigidimento dei muscoli del polpaccio;
  • Dolore sordo nella regione anteriore e mediale della tibia;
  • Dolore che si manifesta prevalentemente nelle fasi iniziali e finali degli allenamenti;
  • Una volta che il danno si è cronicizzato, il dolore aumenta con l’allenamento;
  • Dolore, in fase cronica, che si manifesta anche durante il cammino;
  • Dolore che si manifesta quando proviamo a flettere dorsalmente gli alluci, portare l’alluce verso l’alto contro resistenza;
  • Inoltre si nota una diminuita flessione plantare del piede, si ha difficoltà a portare la punta del piede verso il basso.

    Cause della lesione e della patologia (Baker e altri 2001):

  • Incremento del BMI ( indice di massa corporea);
  • un allineamento non corretto delle ossa del piede;
  • diminuzione della flessione plantare, blocco articolare astragalico;
  • diminuzione della rotazione esterna dell’anca.

Questo significa, leggendo le cause sopra indicate, che esistono fattori chiave di rischio di natura biomeccanica, che determinano un eccessivo sovraccarico della gamba.

I sovraccarichi muscolari sono suddivisi in squilibri dovuti ad allineamenti scorretti e ad un eccesso di carico d’allenamento, la cui consapevolezza da parte dell’atleta è determinante per la riuscita di una proposta, da parte del terapista, di efficaci percorsi riabilitativi.

BioMeccanica della patologia:

durante la corsa, i piedi e l’articolazione tibio tarsica sono sotto controllo dei muscoli delle gambe e soprattutto la muscolatura del quadrato della caviglia (m.tibiale, m. peronieri, m.gastrocnemio mediale ed esterno e soleo) che si fanno carico del lavoro e quindi anche della fatica muscolare. Con l’aumentare dell’intensità del lavoro svolto o del singolo gesto (ad esempio, la spinta prodotta ad ogni falcata), oppure quando la frequenza è troppo elevata, la muscolatura va in ipertrofia da lavoro.

I muscoli hanno bisogno di graduali mezzi di allenamento per svilupparsi in grandezza, forza e flessibilità. La maggior parte dei neofiti del running/corsa non sa come eseguire una corretta flessione del bicipite femorale, e non è a conoscenza del corretto gesto muscolare della gamba durante la corsa. Il muscolo non può sostenere un carico costante, né costante un carico leggero per lungo tempo, come l’incremento della distanza, senza un adeguato recupero o progressività nel carico di lavoro.

I muscoli particolarmente sollecitati sono il tibiale posteriore e tibiale anteriore, questi muscoli funzionano come redini di un cavallo regolando, stabilizzando e determinando la velocità del movimento del piede e lavorando in sinergia col peroneo lungo e peroneo breve. Sia il peroneo lungo che il tibiale posteriore si inseriscono sotto al piede per questo motivo svolgono un’essenziale funzione di stabilizzazione.

I relativi tessuti molli possono infiammarsi sia per un eccessivo lavoro di sovraccarico nelle loro inserzioni, ma anche per sfregamento dovuto ad un aumento di volume del muscolo stesso che invade tutta la loggia da lui occupata andando così a comprimere e a sfregare, è proprio il caso di dirlo, sulla membrana esterna che avvolge l’osso, il periostio, infiammandola: in questo caso il dolore si associa con l’infiammazione dello stesso periostio e con la formazione di eventuali aderenze dei tessuti molli sull’osso.

Se anche dopo i primi sintomi ci si continua ad allenare, sarà inevitabile l’aggravamento dell’infiammazione al periostio, nota come periostite. Il muscolo non diventerà più forte potenziandolo nel tentativo di opporsi al dolore, questo porterà a peggiorare l’infiammazione sul margine periostale e sul piede, accrescendo la difficoltà ad appoggiare il piede a terra con un autocontrollo stabile favorendo le lesioni da stress. Il piede inizierà ad atterrare al suolo in maniera sorda e senza controllo e senza la una essenziale fase ammortizzante che produrrà un incremento di sollecitazioni alla gamba, che a sua volta diverrà più facilmente soggetta a fratture da stress.

Il Trattamento:

il trattamento prevede tre step d’intervento:

  1. interrompere ogni causa di aggravamento della lesione e ridurre l’infiammazione;
  2. rafforzare i muscoli coinvolti, dopo aver risolto l’infiammazione;
  3. allungare il tessuto muscolare.

Inizialmente è previsto un periodo di “riposo relativo” il cui obiettivo è di non aggravare la situazione; per contrastare l’infiammazione si possono utilizzare ghiaccio e compressione, per la riabilitazione muscolare sono adatti esercizi di tonificazione e di allungamento, inseriti in un apposito programma.

Dobbiamo anche considerare gli aspetti biomeccanici nella loro complessità per valutare un eccessivo carico sui muscoli tibiali, dal momento che gli stessi risultano deboli o al contrario per escludere questa problematica (tibiali deboli). Nelle cause può essere comune una tensione eccessiva del polpaccio, questo è un motivo per cui non si deve tralasciare questa regione del corpo, nel trattamento riabilitativo e di allungamento.

Il rilassamento delle tensioni nelle strutture muscolari, che si sono accumulate, è il punto di partenza riabilitativo. E’ un trattamento profondo e particolarmente doloroso, le tecniche manuali sui tessuti molli profondi prevedono un lavoro di scollamento dei piani profondi che sono normalmente molto contratti e adesi alla fascia e le superfici ossee, queste tecniche aiutano al normale ripristino delle normali funzioni di scorrimento del muscolo con la fascia stessa, e il ripristino alla normalità della membrana che avvolge l’osso o periosto.

Durante questo intervento si andrà ad incrementare il flusso del sangue e si induce il sistema ormonale a produrre ormoni che riducano la sensazione del dolore.

Nel trattamento specifico in caso di sofferenza al periostio, che come detto può risultare molto fastidioso, dal momento che vi è la necessità di rilasciare le tensioni mediante un lavoro profondo che coinvolge anche la tibia.

E’ molto utile anche l’utilizzo di esercizi di detensione eccentrica da effettuare autonomamente, sconsiglio sempre, sempre che non ci sia un’altra patologia del piede molto evidente, l’utilizzo di plantari che andrebbero a modificare il già delicato equilibrio ortostatico della persona. Meglio in questi casi fare le terapie e gli esercizi prendersi sei mesi e verificare insieme allo specialista l’eventuale necessità di ortesi plantari.

Il ritorno alla Corsa:

E’ consigliabile nelle prima fasi del rientro alle attività di corsa osservare un periodo di corsa/cammino su treadmill/tappeto con leggera inclinazione che risulta essere stimolante per una specifica flessibilità, pertanto risulta efficace nella riduzione del dolore.

Quindi si consiglia vivamente di inserirla nel percorso riabilitativo.

Nel qual caso il dolore risulti ancora elevato nella deambulazione si può ricorrere all’acqua-jogging o al cross-training come esercizi propedeutici prima del treadmill.

Una volta che il paziente sia in grado di correre sul treadmill senza avere particolari dolori è importante non avere fretta e con gradualità passando da una camminata ritmata e controllata (appoggio piede controllato tacco/pianta/punta-spinta), ad una corsa leggera per poi accelerare sempre con grande gradualità e non fretta di correre già da subito ai livelli che si era prima della situazione infiammatoria acuta.

Molto spesso si tende a proseguire la corsa fino alla comparsa del dolore, ma contrariamente a queste leggende, è di fondamentale importanza anticipare l’insorgere del dolore ed anche se ci si sente in grado di correre, le prime volte, è consigliabile fare dei brevi tratti di corsa nell’ordine dei 5’/10′ max e valutare la situazione il giorno dopo per poi andare a incrementare la volta successiva sempre nell’ordine dei 2’/3′ alla volta.

In molti casi si è potuto notare che i primi muscoli che hanno un accumulo eccessivo di fatica e tensione sono proprio i polpacci, motivo per cui mantenere il frequente inserimento di pause di recupero attivo, in cui inserire alcuni esercizi di allungamento, mantiene i polpacci allungati e favorisce la riabilitazione del tibiale posteriore ed al tempo stesso dei muscoli sinergici.

Quindi si prosegue con la corsa su treadmill con inclinazione, per migliorare la spinta del piede, mantenendo costante un programma base, così che si possa avere un riscontro dalla volta precedente se la situazione riabilitativa sta migliorando, che potrebbe essere 5 volte 3′ di corsa intervallati da 2′ di cammino veloce, controllando sempre le fasi di appoggio, rullata del piede e spinta dello stesso.

Dopo un periodo che può variare da caso a caso, il passo successivo sarà quello di effetturare la corsa su u terreno naturale, magari mantenendo per le prime volte la stessa gradualità cheabbiamo tenuto sul treadmill, facendo attenzione di non cercare percorsi con discese troppo decise perche la discesa aumenta l’impatto del piede con il suolo oltre ad esserci una azione frenante del piede e caviglia che va a sollecitare ulteriormente la zona interessata dall’infiammazione, per cui occeorre massima cautela nel tornare a percorrere nella corsa all’aperto dei tratti in discesa.

A questo punto se la rieducazione e si è stati attenti a non cadere nei classici clichè della troppa fretta del runner, la zona interessata all’infiammazione, la zona cartilaginea del periosto, dovrebbe aver subito quella trasformazione utile a non dover più avere processi infiammatori dovuti all’eccessivo carico meccanico e sovraccarico di volume di lavoro che ci ha indotto allo stop per recuperare dall’infiammazione e sarete liberi di proseguire i vostri allenamenti.

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