Catene muscolari, importanza e classificazione

Il precursore del concetto di catena cinetica è stato Reuleaux (1875).

Reuleaux aveva parlato di catena cinematica, successivamente Payer coniò il termine di catena cinetica, inteso come insieme di organi e sistemi che danno movimenti volontari e sviluppano energia e prese in considerazione un sistema meccanico di segmenti, dove il movimento di un segmento ha determinati rapporti con ogni altro segmento del sistema. Egli asserì che “una lesione a una componente della catena influenza negativamente l’intera catena” (Payer, Reuleaux).

Successivamente Baeyer (1924) ha definito per primo il “sistema articolare cinematico” quindi non più segmenti anatomici semplici e articolati tra loro, ma segmenti facenti parte di un sistema più complesso: “la catena muscolare”.

Le Catene Muscolari secondo Bousquet

Secondo Bousquet [1]: “Le catene muscolari sono un insieme di muscoli intimamente collegati tra loro da una specifica finalità funzionale (es. estensione tronco). Queste catene sono fondamentali in quanto realizzano in modo concreto lo schema posturale elaborato a livello del cervello, come i fili che sostengono i burattini. Un buon equilibrio tra le varie catene muscolari si traduce in un buon equilibrio posturale.”

Secondo la classificazione di Bousquet possiamo dividere le catene muscolari in:

Catena statica posteriore

Si trova nella parte posteriore del corpo e si comporta come un unica fascia.

Catene rette del tronco

Divise in rette anteriori e posteriori.

Le catene rette intervengono nella flessione ed estensione del busto indicendo cifosi e lordosi. Le catene rette sono legate alla statica e fungono da punto di appoggio per i sistemi crociati.

Catene crociate

Sono deputate al movimento, a livello del tronco queste catene permettono movimenti di torsione (una spalla va verso l’anca opposta).

Le catene crociate si dividono a loro volta in anteriori e posteriori e hanno, così come le catene rette, dei “complementi” che sovrapponendosi al sistema di base mettono in relazione il sistema crociato del tronco con gli arti inferiori e superiori; le catene crociate rivestono grande importanza e interesse essendo “responsabili “ principali del movimento.

 


Classificazione Cinematica delle Catene Muscolari

In relazione alla cinematica del movimento, possiamo ancora distinguere 3 modalità di organizzazione delle catene cinetiche muscolari.

Catena Cinetica Aperta

Il sistema cinetico in cui l’estremità distale (quindi più lontana) è libera, priva di alcun vincolo. Esempi sono l’arto inferiore durante la deambulazione nella fase oscillante, l’estensione della gamba in posizione seduta, muovere il braccio nel gesticolare o nel lanciare un oggetto e così via.

Catena Cinetica Aperta

Catena Cinetica Chiusa

L’estremità distale della catena motoria è fissa, ossia non libera di muoversi durante l’esecuzione del gesto. Esempi sono l’arto inferiore nella deambulazione nella fase di appoggio del piede, gli arti superiori che spingono contro una parete o gli arti inferiori in un individuo che solleva un peso da terra.

Catena Cinetica Chiusa

Biomeccanica Funzionale delle Catene Muscolari

La caratteristica delle catene cinetiche aperte è che l’ordine d’attivazione muscolare avviene in senso prossimo-distale ossia dal centro alla periferia.

La biomeccanica delle catene cinetiche chiuse va considerata in senso opposto a quelle aperte, dove l’estremità distale è rappresentata dall’articolazione stabilizzante, e la direzione dell’attivazione muscolare avviene in senso caudo-prossimale (dalla periferia al centro).

In presenza di dismorfismi e paramorfismi come scoliosi, alterazione delle curve nel piano sagittale, asimmetrie degli arti, alterazioni della postura del bacino (rotazioni, eccesso di antiversione o retroversione), l’organismo non dispone sempre della necessaria possibilità di modificare la postura per adattarsi all’ambiente come  avviene facilmente nel movimento a catena aperta.

In presenza di dismorfismi, quindi, la postura assunta nel tempo per lunghi periodi, può determinare un sovraccarico meccanico di alcune delle componenti muscolo-sceletriche.

Le Catene Muscolari secondo Mèzières

Mèzières [2], ideatrice del metodo, definì le catene muscolari come “un insieme di muscoli poliarticolari e con la stessa direzione, che si succedono scavalcandosi, e ciò senza soluzione di continuità, come le tegole di un tetto”.

Catene Cinetiche Muscolari

Mezieres evidenzia l’inefficacia della azioni localizzate, rappresentata dal fatto che un qualunque dismorfismo non è mai espressione di un accorciamento muscolare locale ma è l’espressione dell’accorciamento dell’insieme.

Secondo l’autrice possiamo suddividere la muscolatura in dinamica e tonica.

Catena cinetiche dinamiche

Rapida, affaticabile, al servizio del gesto tecnico e il suo trattamento è indirizzato verso lo sviluppo del trofismo-forza.

Catena cinetiche toniche

Lenta, poco affaticabile, garantisce la statica e il suo problema è la retrazione connettivale e viene contrastata con la tensione eccentrica (allungamento).

[1] Busquet L., Le catene muscolari – vol. 3, ed. P. Raimondi, 2009.


[2] Godelieve Denys-Struyf:Il Manuale del Mézièrista – Vol. 1, Editore Marrapese 1994.

Catena cinetica aperta o chiusa?

Molto spesso quando il medico consegna gli esercizi da praticare nel post operatorio si vedono indicati esercizi di rinforzo a “Catena Cinetica Aperta” o Catena Cinetica Chiusa” e qui sorgono a molti molti dubbi, cosa sono, come si fanno questi esercizi, a chi chiedo….??

Partendo dal principio che è sempre meglio consultare un terapista professionalmente preparato e diplomato/laureato, il post operatorio, ginocchio, anca, spalla, per esempio, è sempre una fase dove il paziente si avvale sempre più spesso della consulenza di esperti nella rieducazione funzionale e nel recupero funzionale e motorio dell’arto e della mobilizzazione e deambulazione per gli arti inferiori e della mobilizzazione e prensione e recupero della gestualità e delle normali attività di lavoro negli arti superiori.

Quindi partendo dalla Catena Cinetica come spiegato sopra e cercando di capire di cosa si tratta, approfondiamo anche le situazioni di Catena Aperta e Catena Chiusa.

Catena Cinetica; Per catena cinetica si intende: “Sistema composto da segmenti rigidi uniti tra loro in serie da giunti” Steinder 1955.

Quindi è un sistema di trasmissione della forza costituito da un insieme di segmenti rigidi (le ossa) collegati tra loro da snodi (le articolazioni).

La catena cinetica muscolare è formata da un insieme di muscoli sinergici che interessano dei segmenti corporei contigui.

Il concetto di catena cinetica ci fa comprendere i meccanismi con i quali si compiono gesti atletici complessi o attività di tutti i giorni.

Una volta compresi questi meccanismi si possono comprendere e correggere i disturbi di malfunzionamento della catena cinetica, dovuti ad infortuni ma anche a un sovraccarico ripetuto, come può avvenire nel lavoro o nello sport o nei soggetti che pur non sportivi eseguono attività ripetitive per lungo tempo.

La catena cinetica si definisce anche come una sequenza coordinata di attivazione, mobilizzazione e stabilizzazione dei segmenti corporei per produrre una attività dinamica.

Movimenti atletici dinamici e complessi, quali quello del servizio nel tennis, della schiacciata nella pallavolo o anche il semplice gesto di alzare la mano per raggiungere un oggetto in alto, sono eseguiti grazie ad una complessa serie di movimenti articolari interdipendenti e di attivazioni muscolari che avvengono durante tutte le fasi di tali movimenti, che coinvolgono varie catene cinetiche e vari piani di lavoro o segmenti muscolo/scheletrici.

Tale processo è chiamato appunto catena cinetica.

Una efficiente catena cinetica atletica è caratterizzata da tre componenti:

  1. Anatomia ottimale (forza, flessibilità e generazione di potenza);
  2. Ben sviluppate specifiche capacità e schemi motori;
  3. Generazione sequenziale di forze correttamente distribuite attraverso i movimenti che risultano nelle funzione atletica richiesta.

La performance atletica dipende da una corretta funzione della catena cinetica come una unità, una ottimizzazione dei singoli componenti ed una appropriata coordinazione dei singoli segmenti.

Quella che è una progressione tipica da seguire allo scopo di assicurare ad ogni segmento una attivazione ottimale è la seguente:

  1. acquisire una buona flessibilità di tutti i segmenti coinvolti
;
  2. attuare una stabilità e forza del Core
;
  3. facilitare gli anelli essenziali della catena cinetica mediante l’attivazione sequenziale;

  4. utilizzare una sequenza di esercizi in catena cinetica chiusa e quindi aperta;
  5. lavorare su piani multipli
;
  6. forza e controllo del Core ben presenti.

    Devono coesistere tre componenti anatomia ottimale, ben sviluppati schemi motori e una generazione sequenziale di forze.

    Fra queste componenti quella centrale è l’esistenza di una anatomia ottimizzata. Un deficit nei tessuti anatomici che compromette i vari segmenti può causare alterazione dei carichi e delle forze, il che può comportare aumento del rischio di infortuni.

  7. La catena cinetica è chiusa quando l’estremità dell’arto che sta lavorando non è libera di muoversi nello spazio. Questo accade perché c’è un vincolo che non si può spostare, esempio sono il muro o il pavimento.
  8. La catena cinetica diventa aperta quando accade il contrario di quanto scritto sopra: l’estremità dell’arto effettua un movimento libero nello spazio.
  9. Lavorare con lo stesso distretto muscolare a catena cinetica chiusa(CCC) o a catena cinetica aperta (CCA) può avere effetti ben diversi a seconda dello scopo che si vuole raggiungere. Per intenderci, se voglio potenziare la muscolatura del quadricipite (che flette l’anca opponendosi all’azione estensoria dei muscoli glutei, ed estende il ginocchio opponendosi all’azione degli hamstring) posso farlo optando per una o per l’altra catena cinetica, o ancora scegliendo entrambe.
  10. Se devo trattare un atleta nei primi giorni di riabilitazione sceglierò la via più sicura, quindi la Catena Cinetica Chiusa, vincolata ed in appoggio.
  11. Se voglio isolare un distretto muscolare nell’atleta evoluto e forte muscolarmente la mia scelta verterà su un movimento mono-articolare, quindi Catena Cinetica Aperta, non vincolata da un appoggio..

    Concludendo, Possiamo affermare che gli esercizi in Catena Cinetica Chiusa sono più efficienti di quelli a Catena Cinetica Aperta a livello di equilibrio dinamico rispetto a quelli a Catena Cinetica Aperta. Nell’esecuzione di un esercizio a Catena Cinetica Chiusa diversi studi hanno mostrato come ci sia una maggiore contrazione eccentrica e co-contrazione dei muscoli. Si osserva inoltre una riduzione delle forze di taglio per effetto della compressione su più articolazioni e questo con il tempo si traduce in un miglioramento della stabilità articolare.

    Negli esercizi a catena cinetica aperta possiamo replicare il gesto sportivo e migliorare la forza nel singolo movimento muscolare e cercare il controllo ed il rinforzo del gesto sportivo stesso a noi interessato, quindi nella riabilitazione va proposto sempre dopo che il rinforzo a catena chiusa è stato acquisito, recuperando la forza, il controllo e la stabilizzazione muscolarmente.

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