Normandia, Bretagna e Isola di Jersey – Bike tour 2014

Il giro vacanza in bici di quest’anno prevedeva tre zone caratteristiche: la Normandia, la Bretagna e l’isola di Jersey, che fa parte delle Isole del Canale nella Manica.
Dopo due giorni passati a Parigi nella bella casa di Levallois del nostro amico Uli, con cui abbiamo fatto un giro panoramico in bici molto divertente vedendo tutti i principali monumenti della capitale in un paio d’ore facendo lo slalom fra i turisti, ci siamo diretti a nord.
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Arrivati  Bayeux, città situata nella regione del Calvados, il primo giorno abbiamo fatto un giro di riscaldamento di 24 km, tanto per sgranchire le gambe, nei pressi della bellissima cittadina normanna, fortunosamente scampata ai bombardamenti alleati della notte del 5 giugno del 1944 che preparavano lo sbarco alle truppe di terra, il D-Day.
Nei mesi seguenti lo sbarco Bayeux divenne anche la capitale della Francia liberata, e tenne questo compito fino alla liberazione di Parigi, nel settembre dello stesso anno. Bayeaux, come dicevo, è ben conservata, offre un bel centro cittadino ed una bella cattedrale gotica, ha anche una serie di musei dedicati al D-Day ed ospita il famoso Arazzo di Bayeaux. Questo arazzo, fatto ricamare nel 1066 è splendidamente conservato: è lungo 70 mt per circa un metro d’altezza e vi sono raffigurate le epiche gesta di Guglielmo il Conquistatore. Abbiamo alloggiato in un Airbnb molto carino, i proprietari due giovani ragazzi molto gentili e simpatici.
Il secondo giorno: Abbiamo fatto un giro ad anello, Bayeux/Bayaux, di 66 km per la visita delle spiagge più famose che hanno visto lo sbarco in Normandia settanta anni fa; Sword Beach, presso Arromanches, dove le truppe britanniche insieme a quelle candesi sbarcarono per dirigersi verso Caen per liberarla; Omaha Beach presso Vierville-Sur-Mer, dove le truppe americane ebbero le perdite maggiori per via di alcuni errori di approdo alla spiaggia e per via del rafforzamento della difesa da parte dei tedeschi coprendo tutti gli 8km di spiaggia con truppe scelte armate di mitragliatrici e mortai, che permisero ai tedeschi di resistere quasi tutto il giorno e provocando numerosi morti agli alleati, (2500 americani restarono sulla spiaggia nelle prime tre ore di sbarco, famoso è il film “Salvate il soldato Ryan” che nella prime scene replica il massacro di marines sulla spiaggia). Nello stessa giornata visita al cimitero americano dei caduti in Francia dallo sbarco alla liberazione nel 1945. Le spiagge, il memoriale hanno il fascino storico di una guerra che ha cambiato l’Europa.
Il giro si svolge completamente su strade di campagna, il traffico di camper ed auto è molto sostenuto ma il rispetto ai ciclisti limita abbastanza il disagio del traffico. Spesso in Francia quelle che vengono segnalate come piste ciclabili non sono separate dal traffico veicolare ma sono solo segnalate a terra come corsia ciclabile. Come già detto i guidatori di auto e altri mezzi sono piuttosto corretti ma ciò non toglie che percorrere lunghi tratti venendo continuamente superati da auto camper e camion non sia proprio divertente.
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Il terzo giorno di pioggia e trasferimento a Granville,n abbiamo visitato, in auto, le spiagge rimanenti, Utah Beach, Juno Beach e Pointe du Hoc il punto dove 250 rangers dei marines attaccarono una scogliera dove era posizionata una batteria di cannoni, tutt’ora rimangono le rovine, il tutto per sabotare e rendere inoffensiva la batteria di obici che potevano sparare verso le spiagge dove avveniva lo sbarco, tutto molto eroico, commemorato da tanto di lapide e monumento: dopo 2 giorni di combattimenti riuscirono a conquistare lo sperone di roccia a picco sul mare, solo al terzo giorno quando arrivò alle spalle dei tedeschi una compagnia di paracadutisti riuscirono a prendere il controllo del luogo. Alla fine dei tre giorni dei 250 rangers solo 90 poterono continuare a combattere. Tutto il terreno della scogliera è ora dello stato americano, dono della Francia per la liberazione. Dormiamo ancora in Airbnb ospiti di un’artista in crisi di identità, molto simpatica ma con alcune cose che non capiamo, casa molto bella ma con aspetti folkloristici che sarebbero da rivedere.
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Il quarto giorno la tappa di 65km da Granville e Mont Saint Michelle, il famoso scoglio con l’abbazia gotica costruita sopra nel decimo secolo e con le importanti maree. Bellissimo percorso tutto in Normandia, si costeggia per molti chilometri il mare con una bella strada costiera, il percorso presenta molti tratti in ciclabile, dopo i primi chilometri in cittadine marittime si arriva alla prima impegnativa salita che porta ad un primo promontorio da dove inizia la visione di Mont Saint Michel, per tutto il percorso rimarrà fino all’arrivo uno spettacolo in avvicinamento sempre alla destra molto bello. L’arrivo e la visita era, almeno da parte mia, pieno di aspettative, la costruzione del ponte per sostituire l’attuale strada, fatta costruire nel 1700, che blocca le maree facendo insabbiare la baia, sta creando un po’ di caos nella gestione turistica in arrivo, anche qui un po’ di ritardi nella fine dei lavori, non capita solo in Italia. Arrivati allo scoglio dopo una bella camminata di 30’ si entra nelle mura del convento, all’interno la calca di persone nelle strette stradine e l’abbuffata commerciale modello Disneyland mi ha fatto subito ricredere del fascino che gli avevo sempre attribuito.  Sempre molto bella ma meno affascinante di quanto mi aspettavo, cioè, più bella vista da lontano che da vicino…oppure bisognerebbe scegliere di dormire sul Monte ma in agosto non è facile trovare posto se non si prenota per tempo e a costi molto alti. Abbiamo dormito in un grazioso B&B gestito da due anziani inglesi di Liverpool che da dieci anni si sono trasferiti in Francia, gran belle chiacchiere ed un Calvados di 25 anni da spaccare le gambe a chiunque….
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Quinto giorno, “il giorno dell’apocalisse”, la Normandia viene raggiunta da un Uragano dal nome “Bertha” quindi aspettiamo di partire che spiova e cali il forte vento che si era alzato fin dalla notte. Da  percorrere avevamo i 42 km previsti per raggiungere Saint Malo. Verso le 11 si apre e sembra che il vento stia calando, salutiamo gli inglesi e partiamo. Non passano neanche 5km ed il tempo peggiora di nuovo e ci troviamo all’improvviso in aperta campagna lungo stradine senza segnaletica in mezzo alla tormenta di acqua e vento da Paura. Il caos e la voglia di toglierci dall’impiccio ci fa sbagliare strada ed arriviamo a percorrere 12 km in più in mezzo a quel caos….per fortuna dopo un paio d’ore, almeno la pioggia smette e rimaniamo in compagnia di un vento contrario a 40 nodi, lo impareremo dai giornali il giorno dopo, (70km/h praticamente bora, infatti per molti tratti non si andava avanti e le raffiche ci facevano sbilanciare molto pericolosamente). Anche a Saint Malo alloggiamo in Airbnb da una ragazza artista molto gentile in un condominio dove per portare in casa le bici abbiamo dovuto portarle a mano fino al terzo piano…. Il consiglio era di non lasciarle in cortile.
Sesto giorno: Saint Malo e trasferimento con nave sull’isola di Jersey, in tutto 36km turistici al sole. Saint Malo è una bellissima città bretone arroccata su uno scoglio, la città medioevale, con una storia di corsari e guerre contro gli inglesi durata 4 secoli. Essendo un’avanposto sulla Manica sono passate tutte le guerre quindi ha ancora tra le mura della città e tutti i palazzi all’interno un fascino particolare. Anche questa città è coinvolta nel flusso delle maree, variano a secondo del periodo dell’anno dai 10 ai 14 metri ogni sei ora circa, da vedere assolutamente. In serata ci imbarchiamo e andiamo verso l’Inghilterra cioè verso l’Isola di Jersey. Sbarchiamo sull’isola e percorriamo i 14km che ci separano dall’alloggio, una villa bellissima, anche qui trovata tramite Airbnb, dove passeremo due eccezionali notti.
Settimo giorno siamo andati alla scoperta della parte occidentale dell’isola, che è poco più piccola dell’isola d’Elba, 42 km su e giù per la Costa dell’isola. L’isola di Jersey a causa della sua posizione strategica ha passato nella storia di tutto, dal predominio francese/normanno, al periodo inglese. Dopo la rivoluzione francese passa definitivamente sotto l’Inghilterra che ne fa un protettorato. Durante la seconda guerra mondiale e precisamente durante la battaglia che Hitler aveva iniziato nella primavera del 1940 di bombardamento sull’inghilterra, Churchill disse agli isolani che non li avrebbero protetti per via del problemi che avevano su Londra e che chi voleva essere protetto dove lasciare l’isola per raggiungere l’Inghilterra. Il primo luglio 1940 i tedeschil si impadronirono dell’isola facendola diventare un avanposto con tanto di bunker e ospedale militare sotterraneo e aeroporto, ancora funzionante che collega l’isola con il mondo. Ultima curiosità, fu l’ultimo lembo di terra europeo ad essere liberato dalle forze tedesche…Berlino fu occupata il 3maggio 1945, lo stesso giorno si dichiarò finita la guerra, Jersey fu liberata il 5 maggio 1945. Ora gode di un governo locale e di una propria moneta ed è all’apparenza un’ isola felice dove, accanto alle tradizionali attività agricole che ne hanno fatto da secoli l’orto inglese per il clima mite, si sono insediate diverse attività finanziarie che la rendono un paradiso fiscale.
L’isola è molto bella, sarà perché il tempo è sempre stato buono ed il sole ci ha riscaldato…
Ottavo giorno giro nella capitale di Jersey, Sant Helier e la parte est, per poi reimbarcarci per Carteret purtroppo non più su un ferry ma su una barca solo passeggeri tipo aliscafo da cui scenderemo tutti con la nausea. Scesi dalla barca mi accorgo di avere una ruota forata e nella fretta ed essendo tardi foro anche quella di scorta, quindi utilizzo la bomboletta, rimane gonfia e si riparte alle nove di sera per fare gli ultimi 7km chilometri verso l’albergo con una ruota sgonfia. Tot km 35.
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Nono giorno, l’epilogo, si ritorna prendere l’auto a Granville, con il dubbio della mia ruota, se avrebbe resistito, il tempo se sarebbe stato bello e tanti km da fare, 72. Partiamo ed il sole ed il vento a favore ci aiutano per un paio di ore, poi… il tempo cambia e ci troviamo all’improvviso di nuovo sotto la pioggia.  Dopo aver fatto la strada litoranea decidiamo di spostarci sulla ciclabile che però scopriremo ci allungherà il percorso di parecchi chilometri oltre a non essere asfaltata ma fatta tutta in brecciolino rosso, quindi, dopo tre ore sotto la pioggia nel brecciolino rosso, ci ritroviamo tutti rossi bagnati e lontani dalla meta. A questo punto si prende la decisione, gli ultimi 30km fino alla macchina li faccio da solo senza bagagli ed è la decisione più saggia, il percorso fino alla macchina è un susseguirsi di saliscendi e di strade dritte sotto la pioggia ed il vento che avrebbero fatto soffrire tutti e due…cosí dopo nove giorni e 480km concludiamo questa bellissima esperienza che ci ha visti lottare contro il vento e la pioggia ma che ci ha fatto scoprire posti meravigliosi e persone molto carine e cortesi.
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Pubblicato il 26/08/2014, in Allenamento, Benessere, Viaggi in Bici con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Bellissima idea di viaggio a pedali!grazie del racconto e dei suggerimenti!
    Noi abbiamo sempre scelto mete calde ma dopo aver visto un po’di Normandia e letto il vostro post iniziamo ad avere voglia di esplorare un po’di Francia!
    Pensate che ci sia unabuona rete di campeggi?sono i nostri alloggi prediletti ormai!
    Un saluto e al prossimo cicloviaggio!

    • Si ci sono tanti campeggi, noi abbiamo utilizzato molto airbnb.com che ci ha permesso di trovare ottimi alloggi a prezzi spesso paragonabili con il campeggio. Inoltre potevamo usare la cucina. Sono posti con paesaggi davvero affascinanti e le strade sono ottime. Jersey poi è un posto stupendo.

      • Hai ragione,la cucina è un fattore importante e non tutti i campeggi sono attrezzati! Grazie per i suggerimenti.
        Seguiremo il vostro prossimo viaggio!buone pedalate

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