L’ Attività Fisica: il nuovo farmaco del millennio….

Ormai è risaputo a livello mondiale, l’OMS e la Sanità Nazionale lo ribadiscono in ogni occasione con programmi di sensibilizzazione che l’attività fisica è il nuovo farmaco del millennio.
E’ dimostrato da evidenze scientifiche la sua capacità di migliorare lo stato di benessere psicofisico dell’uomo e prevenire numerose malattie quali quelle metaboliche, cardiovascolari, osteoartrosiche, oncologiche e mentali. Inoltre è scientificamente condiviso che l’utilizzo dell’esercizio fisico, prescritto con precisione, ciò con una intensità e quantità soggettiva, è un vero e proprio farmaco per le patologie già manifeste.

Per capire meglio che cosa significhi attività fisica basti pensare a qualsiasi forma di movimento corporeo prodotto da contrazioni muscolari che comportino un aumento del battito cardiaco, un dispendio calorico ed un aumento contenuto del ritmo respiratorio.
Questa attività fisica può successivamente trasformarsi, con le dovute precauzioni e controlli, in “esercizio fisico” e “attività sportiva”: la prima voce è quantificata per volume, intensità e frequenza in cui i movimenti sono strutturati in maniera ripetitiva per migliorare e mantenere una o più componenti della forma fisica; la seconda voce è prettamente quantificata e finalizzata alla competizione, (definizioni sono tratte da Medicine & Science in Sport and Exercise).

Quali sono le patologie he meglio possono essere prevenute e curate con l’attività fisica?
Quali sono le competenze necessarie da mettere in pratica?

1. Malattie Cardiovascolari: l’attività fisica praticata regolarmente migliora l’efficienza cardiorespiratoria, migliora la capillarizzazione, la gittata cardiaca, prevenendo così malattie cardiovascolari in particolare di quelle coronariche, (angina e infarto). Frena inoltre o ritarda l’insorgenza dell’ipertensione  arteriosa e normalizza la pressione sanguigna nei soggetti predisposti a rischio ipertensione. La possibilitàdl’insorgenza di un evento acuto cardiaco e la morte per un’evento cardiaco si riduce del 46% se si pratica un ‘attività fisica 5 volte alla settimana, contro al 36% di chi la pratica una-due volte. Il ruolo dell’esercizio fisico determina un recupero funzionale e miglioramento della qualità di vità e nella prevenzione delle complicanze nei soggetti in cui la malattia cardiovascolare sia già manifesta. Quindi, l’E.F. è un farmaco che può favorire la sopravvivenza definendo con precisione intensità e quantità in modo accurato quanto nel fisico si migliora, modifica e adatta la funzionalità del sistema cardiorespiratorio.

2. Cancro: basterebbe camminare per almeno 30′ tutti i giorni per ridurre del 15% il rischio di contrarre un tumore al colon. Attualmente sono numerose le ricerche che studiano l’associazione tra attività fisica e insorgenza di altri tipi di tumori. Ormai è consuetudine che il paziente affetto da neoplasia usi l’esercizio fisico come riabilitazione funzionale, è stato dimostrato come la fatica cronica presente sovente in chi sottopone a chemioterapia venga ridotta i maniera significativa dall’esercizio fisico. Certamente la prima cose che viene da associare, se si parla di persone affette da un tumore, non è lo sport eppure ci sono numerosi esempi: tutti ricorderanno, lasciando perdere gli epiloghi di questi giorni, il caso di Lance Armstrong, il forte ciclista americano affetto da un tumore al testicolo e sottoposto a intervento chirurgico per la rimozione del carcinoma primario e di metastasi cerebrali e in seguito trattato con la chemioterapia e di come lui abbia continuato ad allenarsi pedalando su lunghe distanze tornando velocemente all’agonismo di alo livello. Questo esempio è un caso estremo ma ugualmente si sta avendo la consapevolezza che un comportamento più orientato ad una gestione attiva della malattia e del proprio benessere sia molto più producente e conveniente che un atteggiamento remissivo e fatalistico. Entrando più nel dettaglio, per concludere, vi sono studi che dimostrano che un paziente affetto da neoplasia può migliorare la propria capacità di forza muscolare e la propria capacità aerobica, ovvero la capacità di effettuare sforzi prolungati come camminate o andare in bicicletta,  migliorando conseguentemente i parametri legati alla propria qualità di vita.

3. Diabete: nei soggetti a rischio di diabete tipo I e di tipo II l’attività fisica riduce il rischio di sviluppare tale malattia, perchè, come detto in precedenza, riduce le malattie cardiovascolari, normalizza la pressione arteriosa e aiuta a perdere peso migliorando l’utilizzo del glicogeno nel tessuto muscolare.
In caso di soggetti con la malattia già manifesta, studi recenti fatti in Italia hanno evidenziato come si abbia un miglioramento del compenso metabolico con un minimo di attività fisica avente una spesa energetica di 10 METs-ora settimana e come questo esercizio fosse in grado anche di diminuire i costi di spesa per i farmaci, ma il maggior beneficio si ottiene per una spesa energetica >20 METs-ora/settimana* che produce la diminuzione anche del peso corporeo, della circonferenza vita, della frequenza cardiaca, della glicemia a digiuno e del LDL-Colesterolo e un aumento del HDL-Colesterolo. Paragonando i benefici dell’attività fisica e dell’esercizio fisico si è notato come tra gli effetti della solo attività fisica e quelli dell’esercizio fisico supervisionato e controllato si hanno più effetti benefici con un esercizio fisico supervisionato e controllato che con l’attività fisica libera (tipicamente il cammino).

4. Osteoporosi: lo scheletro è la struttura portante del nostro corpo, ci sostiene e sorregge e tramite le strutture tendinee e muscolari che vi sono agganciate ci permette di muoversi e praticare le attività giornaliere. L’attività fisica è, dall’infanzia e adolescenza, il mezzo per ottenere il massimo picco di massa ossea. In un studio americano presso la Tufts University di Boston è emerso che l’allenamento post-menopausa produce un mantenimento della componente minerale ossea, poichè contrasta la riduzione della massa ossea.

5. Esercizio-terapia: utilizzare l’ attività fisica come farmaco è  l’ideale per migliorare la salute di ognuno di noi. In particolar modo ora si è giunti a cercar di capire come somministrare tale farmaco: modalità, intensità e quantità. Le patologie più interessate all’applicazione dell’esercizio fisico sono il Diabete tipo II (insulino – resistente) e le patologie cardiovascolari (ischemia, insufficienza cardiaca e ipertensione). In questi casi si assiste all’applicazione di una vera e propria esercizio-terapia che viene dosata in base alle caratteristiche individuali e al tipo di patologie e deve essere svolta assolutamente sotto il controllo di personale specializzato.

L’Italia è, con il Giappone, il paese con l’età media più alta e aspettativa di vita migliore nei paesi industriali. Questa frase rende bene l’importanza, per il futuro, che avrà l’attività fisica per il mantenimento al benessere della la popolazione anziana.
Il depauperimento ed il decremento della forza fisica e muscolare determinata dall’invecchiamento e conseguentemente la diminuzione dell’esercizio fisico comporta un progressivo decadimento funzionale e un’aumento del rischio di cadute, inoltre l’aumento di peso e di massa grassa comporta un’aumento di rischio alle patologie del metabolismo; diabete di tipo II e sindromi cardiovascolari. La buona notizia è che l’anziano attuale mantiene, in gran parte, una sua allenabilità e che i processi appena detti sono tutti reversibili attraverso esercizi mirati, aumentando l’attività fisica quotidiana ed una corretta alimentazione.
I programmi di allenamento dovrebbero prevedere esercizi di rinforzo fino al 70% della forza massima e con esercizi indirizzati al recupero e al mantenimento funzionale, in questo modo si otterrà il transfer sulla vita quotidiana con un miglioramento di vita ed un  miglioramento dell’equilibrio e di coordinazione. Purtroppo, anche se le evidenze scientifiche lo indicano, la medicina stenta ad abbracciare tale modello di vita, anche se gli studi che si stanno affrontando per determinare come l’attività fisica possa diventare il farmaco ideale per la longevità ed una vita migliore .  Come detto da molti, forse la strategia migliore sarebbe in primo luogo la conoscenza delle metodiche di esercizio fisico, la seconda una maggiore collaborazione tra medico di famiglia e medici sportivi per una giusta valutazione clinico-funzionale, dopo una giusta valutazione del paziente dallo specialista (diabetologo, cardiologo, oncologo, ecc) ed indirizzare, con ragion veduta, la persona interessata ad uno specialista con competenze specialistiche sull’attività fisica; laureato in scienze motorie con competenze nell’attività fisica adattata e dal fisioterapista o massofisitoterapista le cui competenze risultano indispensabili in una moderna equipe di lavoro.

*MET = Consumo Energetico Metabolico.
1 MET = equivale ad un consumo, a riposo, di ossigeno di 3,5 ml/Kg/min
ed è pari a circa 1 Kcal/Kg/h
Intensità dell’esercizio in MET:
Bassa Intensità = 3 MET (cioè 3 volte il consumo di O2 a riposo)
Media Intensità = 3-5 MET
Alta Intensità = >5 MET
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Pubblicato il 14/09/2012, in Benessere con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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