Core Training, tra mito, credenze e dubbi.

Da molti anni il termine Core Training è un termine usuale e diffuso tra allenatori e terapisti, perchè oramai si pensa che questa metodologia di allenamento sia la cosa migliore e possa contribuire a migliorare prestazioni in molti sport e a ridurre l’incidenza degli infortuni. Esiste un nesso tra Core Training e prestazione e soprattutto tra CT e prevenzione degli infortuni? Purtroppo, nonostante la sua notorietà nel mondo sportivo la letteratura scientifica non è in grado di offrire certezze circa il reale contributo di tale mezzo di allenamento. La funzione del “core”, che letteralmente vuol dire nucleo ed è stato usato la prima volta nel 1982 da Bob Gaida e Robert Dominguez, è di stabilizzare il corpo umano. Dal un punto di vista prettamente anatomico-funzionale quando ci si riferisce al Core si parla di una complessa integrazione di sistemi che interagiscono tra loro per assicurare stabilità. Questi sono, anteriormente i muscoli addominali, posteriormente dai glutei i paraspinali, nella parte superiore dal diaframma, nella parte inferiore dal pavimento pelvico le articolazioni dell’anca…anche se molti ricercatori includono nel core tutta l’anatomia tra sterno e ginocchia, con particolare attenzione alla zona addominale, lombare e al bacino. Ve ne sono altri che includono anche la muscolatura della spalla fino alle pelvi, in quanto le muscolature di questi distretti muscolari intervengono per il trasferimento dell’energia del busto alle estremità distali. Quindi si noti quante teorie e idee sono esistenti quanto si parla del concetto Core. il motivo che ha portato il core training alla ribalta è sicuramente la credenza diffusa che ci sia un nesso con il prevenire e curare il dolore lombare, LBP, (low back pain), purtroppo la ricerca scientifica è limitata e contraddittoria e non conduce a risultati definitivi e validi per affermare quanto si pensa. Le ricerche in ambito riabilitativo sul core training e sul LBP utilizzando programmi sull’allenamento della muscolatura addominale, partendo dalla convinzione che avere “addominali forti” voglia direttamente significare un aumento di supporto alla colonna lombare, lo diceva Robinson nel 1992, ma da contraltare Jeng nel 1999 affermava che il mal di schiena può essere diminuito rafforzando i muscoli delle gambe, della schiena e dell’addome, invece nel 2001 McGill e al. sostengono nel sviluppare i muscoli del core sia di fondamentale importanza per la prevenzione e la riabilitazione delle lesioni del tratto lombo-sacrale. Di importanza rilevante, bisogna tener ben presente, che uno dei muscoli maggiormente coinvolti  al LBP e il trasverso dell’addome (TA), questo muscolo addominale è profondo ed è l’unico che fornisce supporto diretto alla colonna vertebrale. E’ dimostrato da studi che questo muscolo aumenti la pressione intra-addominale, aumentando la stiffness; Si ritiene che il trasverso dell’addome svolga un ruolo primario nella stabilizzazione attiva della regione lombo-pelvica, comprime i visceri durante il torchio addominale, impedisce la protrusione della parete addominale, interviene in modo indipendente su ogni gesto articolare. Secondo uno studio di P.W Hodges, il traverso dell’addome e gli altri muscoli addominali sarebbero in grado di attuare delle risposte posturali anticipatorie, è quindi dimostrato che in soggetti affetti da LBP il TA presentano un timing, un ritardo, di attivazione. Una ricerca del 2010 di Lederman, raccoglie molti studi che evidenziano e contestano questo dichiarato ruolo predominante della muscolatura addominale nella prevenzione del “mal di schiena”. Quindi se analizziamo da un’altra prospettiva la parete addominale possiamo dimostrare che è in grado di reggere drammatici eventi come cambiamenti morfologici e fisiologici, come ad esempio durante la gravidanza, dopo il parto o con l’obesità, senza però pregiudicare la stabilità del rachide, inoltre gli infortuni alla muscolatura addominale non sembrano danneggiare la stabilità spinale o contribuire ad un’insorgenza LBP. Non ci sono prove che dicano che una forza muscolare ridotta del tronco possa contribuire ad una sofferenza di LBP su soggetti e gli stessi se affetti da dolore lombare non mostrano nessuna perdita di forza o atrofia dei muscoli del core, Lederman (2010) afferma che non ci sono prove sul ruolo anticipatorio del TA  affermando inoltre che non ci sono prove sulla sua attivazione ritardata in caso di LBP e che con la riorganizzazione motoria posturale del tronco sia da attribuire all’esperienza e alla paura del dolore lombare. Ed afferma che gli esercizi di core stability normalmente utilizzati non sarebbero in grado di resettare il timing di attivazione dei muscoli dell’addome e che la maggior parte delle esercitazioni non portano nessun vantaggio in termine di forza e resistenza dei muscoli core, questo dato è evidenziato dal fatto che se mettiamo a confronto esercizi core con normali esercizi di attivazione generale entrambi gli approcci si sono dimostrati ugualmente efficienti nella cura/riabilitazione del LBP (Lederman 2010). Questo indica che i miglioramenti sono dovuti agli effetti positivi dell’esercizio fisico in generale che sul paziente possono avere, piuttosto che un miglioramento della stabilità spinale(Ledermann 2010). La difficoltà di trovare una valutazione concordante può essere data dallo studio dell’eziologia del LBP, che generalmente può dipendere da molti fattori, cause meccaniche-spinali, non-meccaniche spinali o non-spinali muscolari/viscerali, in alcuni casi, non è nemmeno possibile riconoscere una causa precisa, (Osterning et al. 2007). Spesso le persone usano la schiena in modo inappropriato durante le attività quotidiane come il piegarsi, sollevare persi o durante le attività sportive ripetitive esercitando carichi eccessivi sulla colonna vertebrale. Modelli continui e anomali di utilizzo dei muscoli del tronco potrebbero causare  un potenziale danno al rachide, quindi risulta complicato pensare che somministrare efficacemente un trattamento, come il core stability o training senza formulare in precedenza una diagnosi sulle cause che generano il LBP. In conclusione, nonostante la mancanza di solidi riscontri scientifici sull’efficacia del core training, viene comunque ampiamente usato nella pratica sportiva e riabilitativa, lasciando però ancora aperto il dibattito sull’utilità di questo tipo di metodica.

Bibliografia:
1.Lederman E. “The myth of core stability” J.Bodyw Mov. Ther. 14. 2010 84-98:
2.Osterning L. R. Ferber R. Mercer J. Davis H. “Human hip and knee torque accomodations to anterior cruciate ligament dysfunction”, Eur J. Appl.Physiol., 83, 2000, 71-73;
3. Jeng S. “Lumbar spine stabilisation exercise” J Sport Med. Sports Sci., 8, 1999, 59-64;
4. Hodges P. W., RIchardson C. A. “Inefficient muscolar stabilization of the lumbar spine associated with low bach pain”. a motor control evalutation of trasversus addominis, Spine, 21, 1996 22, 2640-2650;

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Pubblicato il 08/09/2012 su Allenamento, Postura. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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