Prevenire è meglio di curare……

Nell’attività sportiva le lesioni a carico dell’apparato muscolo-tendineo del tipo sia acuto che cronico, sono un’evento frequente tra gli atleti, sia professionisti che amatori.

La lesione muscolare o all’apparato muscolo-scheletrico comporta spesso la riduzione o la sospensione dell’attività sportiva.

In questi casi di sovente gli operatori, già al primo soccorso, si sentono rivolgere da parte dell’atleta infortunato la fatidica domanda: “quanto tempo ci vorrà per recuperare?”

Considerando che le lesioni muscolari rappresentano la maggior parte delle patologie di infortunio muscolo-scheletriche nella pratica sportiva, l’obiettivo è quello di definire, ove sia possibile, un’approccio a queste lesioni basato sulle prove di efficacia per quanto riguarda gli aspetti preventivi, per evitare il più possibile di incorrere in questi rischi e di fare certe domande.

Non potendo limitare la periodicità delle lesioni muscolari a cui sono soggetti molti atleti in genere, si può pensare che esiste un miglioramento del fattore di rischio, se esistono più conoscenze relative al meccanismo lesivo e nell’identificazione, come dicevamo, dei fattori di rischio, così da incrementare le strategie preventive.

Oltre al fattore dell’infortunio esistono, le recidive, da uno studio è stato riscontrato che le lesioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico nell’atleta rappresentano il 10-30% di tutte le patologie e comportano spesso lunghi periodi di inattività e recidive dopo il ritorno alle competizioni, le cause ricadute, possono essere attribuite a una mancanza di una corretta diagnosi e quindi a un trattamento clinico riabilitativo e di riatletizzazione non idoneo.

Diverse ipotesi sono state formulate nel tentativo di chiarire l’eziopatogenesi delle lesioni muscolari. Nonostante sostanziali progressi nella compressione e definizione dei quadri clinici, a tutt’oggi nessuna delle ipotesi proposte riesce a fornire una spiegazione univoca della loro insorgenza.

Per questo è frequentemente citata la causa multi fattoriale.

La maggior parte delle lesioni muscolari è a carico delle giunzioni miotendinee e i muscoli più frequentemente coinvolti sono quelli biarticolari che, per conformazione anatomica, presentano un’estesa porzione di giunzione miotendinea, come i muscoli ischiocrurali, il retto femorale, il lungo adduttore, il gastrocnemio.

Le lesioni muscolari in generale e degli ischiocrurali in particolare, si realizzano in base a due differenti eventi lesivi.

  • un allungamento eccessivo del muscolo durante un movimento lento o veloce che comporta la simultanea flessione dell’anca ed estensione del ginocchio, come nel passaggio degli ostacoli con la gamba d’attacco o in alcuni movimenti tipici delle danza;
  • per un’attivazione durante allungamento o a causa di contrazioni eccentriche a elevata tensione e velocità, come nel caso in cui l’arto inferiore decelera prima del contatto con il suolo durante la corsa ad alta velocità. Quest’ultimo meccanismo è quello più frequente in quanto riguardo circa il 90% delle lesioni a carico dei muscoli ischiocrurali;
  • Per scarsa attivazione, (riscaldamento), pre gara;
  • Scarso allungamento muscolare, propedeutico per l’attività sportiva praticata;

Questi differenti tipi di meccanismi portano anche a un diverso esito traumatologico, come sede, tipologia, con tempi di recupero differenti.

Infatti, prendiamo in considerazione il primo esempio, il meccanismo lesivo avviene prevalentemente nel muscolo semimembranoso e la sede più frequente è a livello della giunzione miotendiena prossimale o a livello della porzione libera del tendine di quel muscolo.

Per fare un esempio come recupero di questo tipo di lesione anche se poco estesa, richiede un periodo di recupero molto lungo, (media 50 settimane, range: 36-76 settimane), prima che l’atleta sia in grado di tornare alle gare con un livello prestazionale simile a quello che aveva prima dell’infortunio.

Questo piccolo esempio dimostra che l’infortunio muscolare molto spesso è sottovalutato rispetto all’infortunio muscolo-scheletrico, e porta molto spesso a delle recidive, molto spesso anche a delle complicanze cliniche per l’aggravarsi della situazione in sito.

I fattori a rischio, generalmente, di una lesione sono suddivisi in INTRINSECI, (relativi alla persona), e estrinseci, (relativi all’ambiente).

Fattori Intrinseci: tra questi fattori, quelli più frequentemente individuabili dagli studi prospettici sono:

  • l’età;
  • i fenomeni di affaticamento muscolare;
  • lo storico personale di pregressi lesivi;
  • i deficit di postura;
  • i deficit bio meccanici;
  • i deficit di estensibilità;
  • i deficit di rapporto di forza tra i muscoli agonisti ed antagonisti.

Quest’ultimo deficit è quello più ricorrente, studi condotti da Burkett, già negli anni settanta, avevano suggerito che l’alterato rapporto di forza tra agonisti ed antagonisti, per esempio tra quadricipite ed ischio crurali, rappresentasse un fattore a rischio per

l’insorgenza di lesioni muscolari.

Anche se ultimamente questi studi sono stati messi in discussione dal punto di vista metodologico, perchè fatti con sistemi di valutazione della forza isocinetici.

L’impiego di questi sistemi limita molto la traducibilità di questi dati in ambito clinico, perchè l’attivazione muscolare di tipo cinetico non esiste in natura.

Infatti, una stimolazione isocinetica, l’attivazione muscolare a velocità costante non è riscontrabile in alcuna attività quotidiana nè, tantomeno, in quella sportiva.

Queste attività sono caratterizzate da attività muscolari a velocità variabile, (balistiche), o caratterizzate da un ciclo di stiramento-accorciamento muscolare che consente di sviluppare elevate velocità angolari, molto superiori da quelle raggiungibili con le apparecchiature isocinetiche, ma si è anche riscontrato che nella maggior parte dei casi il fattore differenziale di forza tra agonisti ed antagonisti è una concausa scatenante dell’infortunio.

Fattori Estrinseci: tra questi fattori viene attribuita l’importanza dell’inadeguatezza della fase di riscaldamento pre-gara o pre-allenamento, ai fattori climatici, e un non corretto o adeguato allenamento, ai terreni di gara o ad una attrezzatura sportiva inadatta.

Ipotesi Multi fattoriale: Orchard e colleghi dopo uno studio su questi fattori hanno suggerito che i fattori intrinseci sono maggiormente predittivi per una lesione muscolare rispetto agli estrinseci. Tuttavia una recente revisione sistematica ha concluso che nessun singolo fattore di rischio, (intrinseco o estrinseco), mostrava una significativa correlazione con le  lesioni muscorali, per esempio, dei  muscoli ischiocrurali. Per questo motivo, l’ipotesi multifattoriale è quella predominante.

Prevenzione: La Prevenzione delle lesioni muscolari in generale di quelle a carico delle muscolature utilizzate nello sport praticato è un processo continuo che deve durare tanto quanto l’esposizione a rischio, che nel caso degli atleti coincide con la pratica dell’attività competitiva e di allenamento.

Questo processo continuo dovrebbe basarsi sui quattro punti sequenziali del modello di prevenzione introdotti da van Machelen, vedere i 4 punti di seguito, all’inizio degli anni novanta.

  1. Stabilire la dimensione del problema “lesioni da sport”;
  2. Stabilire l’eziologia e il meccanismo di insorgenza delle lesioni da sport;
  3. introdurre le misure preventive;
  4. Valutare l’efficacia delle misure preventive introdotte ripetendo l’analisi dal punto 1.

Ma che cos’è o casa si intende per lesione da sport?

  • E’ una condizione che impedisce all’atleta di continuare la partecipazione alle gare o agli allenamenti;
  • E’ una condizione che impedisce all’atleta di continuare una gara o un’allenamento;
  • E’ una condizione che richiede un trattamento medico.

Per quanto detto fin d’ora, per concludere, va da se che che la prevenzione migliore è un’intervento proteso a tutelare l’atleta da eventuali infortuni, ricercando quei stimo che possano:

  1. Migliorare l’estensibilità muscolare;
  2. Migliorare la forza, in particolare di tipo eccentrico;
  3. Migliorare, l’equilibrio, la propriocezione,
  4. Migliorare l’esercizio motorio:

tutto questo con esercitazioni di TRAINING FUNZIONALE e attività sport-specifiche, ponendo un’alta attenzione, in caso di infortunio, al recupero totale della causa invalidante dell’atleta prima di riprende l’attività sportiva.

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Pubblicato il 19/09/2011 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Commenti disabilitati su Prevenire è meglio di curare…….

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