TECNICHE di ENERGIA MUSCOLARE

Info sulle Tecniche di Energia Muscolare

Cenni storici

Le tecniche di energia muscolare nascono grazie all’osteopata americano Fred Mitchell. Anni prima, un altro osteopata americano aveva sottolineato l’importanza dei tessuti molli nell’ambito di una disfunzione secondo cui, per evitare recidive e avere un buon equilibrio della struttura, era basilare ricreare una buona armonia fasciale. Elabora così le sue idee ottenendo un sistema diagnostico e terapeutico che lo portano nel 1974 a presentarlo al mondo osteopatico americano. Negli anni successivi tali tecniche entrano nei programmi didattici delle scuole ostopatiche americane e i suoi testi diventano una base della diagnostica strutturale sul piano osteoarticolare e muscolare usati tutt’oggi.

Definizione

Queste tecniche sono una metodologia di diagnosi e trattamento manipolativo in cui i muscoli del paziente sono la parte attiva, intrinseca. Tutto si effettua da posizioni ben precise e controllate, con direzioni che seguono assi determinati e contro una resistenza specifica, più o meno intensa, da parte dell’operatore.
Si agisce secondo una serie di meccanismi riflessi e si sfrutta una limitata contrazione del muscolo, è sufficiente la sola attivazione del muscolo, ed il successivo rilasciamento.

Fisiologia neuromuscolare

Il tessuto muscolare, nel suo complesso, dalle piccole fibrille ai raggruppamenti di fibre che costituiscono la parte muscolare propria, è tenuto insieme grazie al tessuto connettivo che, a sua volta, lega catene di muscoli fra loro, stabilendo anche un’azione sinergica o antagonista da un punto di vista funzionale. Il muscolo grazie a questo tessuto avvolgente (fascia) ha una struttura propria, altrimenti non avrebbe né una direzione, né un punto d’attacco; è più giusto dire lavoro muscolo-fasciale o miofasciale proprio perché non si agisce sul muscolo direttamente ma tramite il sistema fasciale. Una caratteristica del muscolo scheletrico è la grandezza: ci sono muscoli che interessano solo un’articolazione (monoarticolari) e altri che ne investono un numero maggiore (poliarticolari).
– Quelli monoarticolari sono muscoli adibiti maggiormente alla postura, tonici con predominanza di fibre rosse (di tipo 1). Queste fibre sono lente nel reagire, possono mantenere lo sforzo (non estremamente elevato) per lungo tempo e sono deputate alla statica; le fibre bianche (di tipo 2) rispondono molto velocemente allo stimolo, esplodono forza molto velocemente, ma si esauriscono in fretta. Quindi le fibre bianche, classiche dei muscoli poliarticolari, sono deputate alla dinamica.

Fra i muscoli poliarticolari ci sono sia quelli maggiormente deputati alla fase dinamica, sia quelli deputati anche al controllo posturale della fase dinamica, come ad esempio il bicipite femorale. Ogni fibra muscolare ha una propria innervazione che, a seconda del tipo di muscolo, può essere in comune con altre fibre.

– Il motoneurone, a seconda che il muscolo sia più o meno fine come tipo di funzione, innerva un numero maggiore o minore di fibre: quando innerva poche fibre il movimento è più fine (muscoli monoarticolari, posturali); al contrario, se innerva molte fibre, il movimento sarà più grossolano (muscoli poliarticolari, dinamici).

  • Quali sono i riflessi che permettono al muscolo di reagire?

Esistono dei riflessi nervosi che regolano il sistema posturo-dinamico: l’unità neuromuscolare che controlla per prima questo sistema è l’arco riflesso.

Questo funziona secondo un circuito chiuso: l’impulso nervoso originato dallo stimolo viene trasmesso lungo il prolungamento periferico del neurone a T del ganglio spinale (neurone sensitivo); il prolungamento centrale di questo neurone, passando per la radice posteriore del nervo spinale, penetra nel corno posteriore della sostanza grigia del midollo e trasmette l’impulso, mediante un contatto sinaptico, ai neuroni motori del corno anteriore. Dal neurone motore l’impulso, attraverso la radice anteriore del nervo spinale, viene trasmesso al muscolo, provocandone la risposta contrattile.

Chiamasi riflesso miotatico diretto ed è monosinaptico: il neurone afferente sensitivo, proietta direttamente l’impulso al neurone efferente motore.

Il recettore che coordina questo meccanismo è il fuso neuromuscolare*, strutturato più o meno come il muscolo, con caratteristiche chimico-fisiche leggermente diverse che gli permettono di essere particolarmente sensibile allo stimolo di stiramento. La parte recettoriale più importante è quella ai poli del fuso ed è la porzione più direzionata verso i punti d’inserzione del muscolo striato, che è in stretto rapporto con la fascia superficiale di quest’ultimo.

(*Fuso neuromuscolare: sono recettori distribuiti in tutta la muscolatura scheletrica. Le due estremità del fuso sono attaccate al perimisio del muscolo, oppure un’estremità al perimisio e l’altra al tendine del muscolo. Il fuso si trova ad essere in parallelo con le fibre muscolari che lo circondano.

Lo stimolo adeguato per il fuso è lo stiramento, cioè un allungamento passivo. Nell’eccitazione del fuso si distinguono unacomponente dinamica che si realizza in fase di allungamento del fuso (segnalata ai centri nervosi tramite la scarica delle fibre primarie; segnalazione prevalentemente fasica), ed una componente statica, data dalla nuova lunghezza che il muscolo raggiunge (segnalata tramite la scarica delle fibre secondarie, segnalazione prevalentemente tonica).

L’effetto riflesso della scarica fusale è la contrazione del muscolo.

L’attività del circuito gamma permette al SNC di modulare indirettamente il livello di attività dei motoneuroni alfa e quindi della contrazione delle fibre extrafusali).

Nel riflesso miotatico diretto, oltre che alla stimolazione dell’agonista da parte di stiramenti più o meno lievi, c’è anche il rilasciamento automatico dell’antagonista.

Superata però una certa soglia d’intensità dello stiramento, la quale è più bassa nei muscoli piccoli e corti (monoarticolari) e più alta in quelli lunghi e grandi, s’inverte il meccanismo ed i recettori, in questo caso, non sono più i fusi ma gli organi tendinei del Golgi* (compresi nell’ambito della fascia) situati in corrispondenza della giunzione fra muscolo e tendine,stimolati durante lo stato di tensione di questo, in seguito alla contrazione muscolare: sono quindi registratori della contrazione attiva del muscolo.

Lo stimolo parte attraverso un recettore, arriva a livello centrale e qui c’è l’inibizione del muscolo agonista e, tramite un interneurone, l’attivazione del muscolo antagonista.

(*Organi tendinei del Golgi: gruppetto di fascetti tendinei, avvolti da una capsula, tra i quali si ramifica una grossa fibra nervosa afferente del gruppo Ib. Sono posti al limite tra tendine e muscolo, in serie rispetto alle fibre muscolari. Ad essi fanno capo da 10-20 fibre muscolari extrafusali, provenienti da più unità motorie.

Sono stirati ogni volta che è stirato il tendine, sia che il muscolo subisca un accorciamento che un allungamento. Segnalano il grado di tensione muscolare attiva o passiva).

Chiamasi riflesso miotatico inverso ed è un riflesso polisinaptico e per questo è più lento; in genere, infatti, fra il neurone afferente e quello efferente, sono interposti uno o più neuroni aventi funzione associativa e regolativa.

La contrazione muscolare può essere:
* Isometrica: non c’è spostamento dei capi articolari e la forza dell’operatore è uguale a quella del paziente (Fo=Fp);
* Isotonica: (concentrica): c’è spostamento dei capi articolari che si avvicinano e Fo<Fp;
* Isolitica: (isotonica eccentrica): Fo>Fp, è troppo traumatica, utilizzata per rompere le resistenze, le fibrosi.
* Isocinetica: intesa come isotonica piramidale, ma con resistenze crescenti e quindi con reclutamento sempre maggiore di unità motorie del muscolo, 1/3, 2/3, 4/5 della forza max del paziente.
Sarà in base alle necessità che si deciderà quale tipo di contrazione usare.

Ad esempio si potrà utilizzare, contrazioni isometriche abbastanza rapide con recupero completo da una all’altra, per drenare un’articolazione (anche per mobilizzarla); quella isotonica è più atta invece per un lavoro di rinforzo.

La contrazione isometrica può essere usarta in due modi:
1. Diretto: se durante la contrazione andrò contro barriera;
2. Indiretto: se andrò verso la lesione, esagerandola e guadagnerò nel momento successivo del rilasciamento.

Queste tecniche si utilizzano per:
1. Ristabilire l’equilibrio dei gruppi muscolari antagonisti;
2. Riequilibrare le relazioni neuromuscolari dei muscoli in spasmo;
3. Migliorare la microcircolazione locale in caso di edemi;
4. Mobilizzare le articolazioni ed i tessuti periarticolari che hanno una restrizione di movimento.

Quando si usano le tecniche di energia muscolare per mobilizzare l’articolazione si agisce:
1. Sul meccanismo neurologico: si manda uno stimolo e si cerca di infrangere un circolo vizioso che si è creato all’interno del corpo e mantiene la disfunzione.
2. A livello del circolo: perché l’azione muscolare di contrazione funziona da pompa.
3. In modo meccanico: perché la contrazione isometrica, a partire da determinate posizioni, mi permette di immettere uno stretching di tipo capsulo-legamentoso nella struttura in disfunzione.

fonte: Studio le maree; ( www.studiolemaree.it )

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Pubblicato il 18/03/2011, in MASSAGGIO SPORTIVO con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Commenti disabilitati su TECNICHE di ENERGIA MUSCOLARE.

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